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Intervista Prof Esposito
Questo mese protagonista della nostra
inervista è il Prof. Vincenzo Esposito,
direttore del Dipartimento di Anatomia
Umana. Il Prof ci racconta del suo passato
universitario, e parla del miracolo della
vita con un trasporto che spiega appieno la
sua passione per la materia.

Prof. ci
racconti che tipo di studente era: aveva al
liceo materie che le piacevano o non le
piacevano in particolare?
Beh, ero uno
studente come tanti altri, studiavo come
studiavano tutti in un liceo degli anni 60’,
per dovere ma anche con un vero piacere,
soprattutto, perché quei vecchi professori
sapevano davvero come coinvolgerci …
… La mia
materia preferita in assoluto era la storia
dell’arte, subito dopo venivano la
letteratura greca e quella latina … Si …
queste … al liceo, erano le materie che più
mi piacevano: oserei dire vere passioni, ...
passioni che, ancora oggi, rimangono
inalterate.
Ero però uno
studente curioso ed interessato anche alle
materie scientifiche ma la passione per
queste scoppiò solo negli ultimi anni di
liceo. Questi erano anni in cui la chimica,
la fisica e le nascenti discipline della
genetica e della biologia molecolare
avanzavano a passi rapidissimi. Le continue
notizie di nuove scoperte mi portavano
facilmente a fantasticare sugli sviluppi
futuri della scienza e sulle eventuali
possibili applicazioni pratiche dei suoi
trovati. Ricordo che la mia curiosità fu, in
particolar modo, accentuata da una
programma televisivo sulle modalità di
divisione delle cellule. Mi colpirono
soprattutto gli eleganti movimenti del
citoscheletro, come pure la evidenziazione
dei cromosomi in profase, il loro
allineamento in metafase, la loro
disposizione in telofase … Immagini
folgoranti … “lungo la strada di Damasco”,
che mi portarono a scegliere, dopo la
maturità, una facoltà scientifica.
Ci parli un
po’ del suo percorso di studi: com’è
arrivato all’Anatomia?
La mia storia
universitaria è fatta di tappe fondamentali
ma anche di qualche ripensamento. Ho
cominciato come biologo; la mia prima laurea
è quella in Scienze Biologiche, conseguita
sotto la guida di un eccellente maestro, il
professore Baldassarre de Lerma, per molti
anni anche docente di Biologia generale
nella facoltà Medicina. Con lui ho lavorato
subito dopo la laurea, in quanto mi propose
per un periodo di supplenza presso il suo
dipartimento. Vinsi poi una borsa di studio
nazionale bandita dal Ministero della
Pubblica Istruzione.
Più tardi,
ancora borsista, seppi dal professor
Francesco Marmo, di cui godevo stima e
amicizia, che il professor Vincenzo
Mezzogiorno cercava un giovane pratico di
microscopia elettronica e che conoscesse le
tecniche istochimiche; mi presentai e, dopo
un breve periodo, come assistente
incaricato, partecipai al concorso per
assistente ordinario alla cattedra di
Anatomia Topografica. Nel frattempo avevo
terminato anche i miei studi medici, presso
il Policlinico di Cappella dei Cangiani. Il
lavoro di tesi, inutile dirlo, verteva su di
un argomento di Anatomia e fu svolto sotto
la guida del professor Giovanni Giordano
Lanza, anch’egli, come il professor
Mezzogiorno allievo del Lambertini.
Cosa le
piace di più della sua materia e
dell’insegnamento in genere?
Non c’è
aspetto alcuno dell’Anatomia che non
continui ad affascinarmi e ad interessarmi
anche se, come tutti i docenti, ho
predilezioni per alcuni capitoli di questa
disciplina. Parlare del corpo ai giovani è
sempre momento coinvolgente, soprattutto,
quando si riesce a farli riflettere sul
fatto che, contrariamente a quanto
inizialmente possano ritenere, l’anatomia
non è assolutamente arido studio delle
parti. E nemmeno solo parte integrante della
scienza medica, ma anche, ed oltre ad essa,
delle conoscenze biologiche ed oltre ancora
è componente essenziale di quel complesso di
conoscenze che il genere umano ha acquisito
sul proprio universo.
Secondo lei
cosa si dovrebbe fare per migliorare la
didattica nell’insegnamento dell’Anatomia?
Detto subito
che qualunque didattica in genere migliora
solo, esclusivamente e proporzionalmente
all’impegno in essa profuso dal docente, in
ambito anatomico il miglioramento è
rafforzato dalla attenzione continua che si
deve porre ai mezzi e agli strumenti
didattici necessari al suo svolgimento.
Mi spiego:
l’attenzione alla qualità e
all’aggiornamento delle attrezzature è
essenziale e indispensabile, però richiede
impegno di fondi non sempre reperibili nei
sempre più risicati bilanci di un Facoltà.
Pensate che per la SP1 è da anni che si
tenta di mettere da parte la somma
necessaria per un nuovo e adeguato
videoproiettore, come pure da tempo “si
vagheggia” l’acquisto di più aggiornati
microscopi e di nuovo materiale scheletrico
per i laboratori di micro- e macroscopica.
Da tempo vengono chiesti fondi per l’avvio
definitivo della già completata sala
settoria che, fino ad oggi, non dispone di
ferri chirurgici a norma. Ogni anno però si
è costretti a rimandare queste necessità al
successivo e, così, facciamo grossi
sacrifici per riparare i
vecchi
microscopi: da docente di anatomia, con
antica consuetudine alla microscopia, faccio
l’ordinaria manutenzione di queste
apparecchiature (e, come me, gli altri
docenti della stessa disciplina), come pure
personalmente intervengo nell’allestimento
dei “vetrini”.
Ma
questo non è un danno; è la qualità del
“vetrino” (come dite voi studenti) che
fa poi la
differenza con i preparati standard (quelli
del commercio non sono mirati alla reale
formazione anatomo-microscopica del
medico).
La didattica
potrebbe, inoltre, migliorare se potessimo
contare su nuove indispensabili unità
lavorative.
Siamo pochi, il nostro gruppo è composto di
un ordinario e cinque associati che
operano su tre poli: Napoli, Caserta e
Avellino, e ultimamente, anche su Salerno.
Allo stato, alla nostra sezione servirebbero
almeno quattro nuovi ricercatori!
Confidiamo in una soluzione del problema
peraltropiù di politica nazionale che
locale.
Speriamo!
Sempre
riguardo all’insegnamento e al rapporto con
gli studenti, cosa apprezza e cosa non
sopporta in uno studente?
Lo studente,
quando arriva da noi, è ancora “ troppo
giovane” e ancora fortemente legato al
modello di studio e di apprendimento
adottato nella scuola media, un modello dal
quale, in alcuni casi, si distacca non senza
qualche difficoltà. Non apprezzo la lentezza
con la quale alcuni di essi si adattano alle
regole universitarie, come la frequenza
obbligatoria dei corsi e dei laboratori.
L’atteggiamento degli studenti talvolta mi
sembra più di sopportazione per il notevole
impegno, a cui per necessità vengono
sottoposti, che di coinvolgimento e
partecipazione. In generale apprezzo dei
giovani la loro plasticità neuronale.
Cosa
consiglia agli studenti per approcciarsi al
meglio all’Anatomia, specie per coloro che
vogliono intraprendere la sua stessa strada?
Consiglio ciò
che poco prima della vostra intervista stavo
leggendo nella prolusione al corso di
Anatomia Umana - del lontano anno accademico
1871-72 - di un mio illustre predecessore,
Giovanni Antonelli, capitatami per caso tra
le mani, rimettendo ordine nella vecchia
miscellanea dell’istituto:
“ dal vostro
canto, o Giovani, richiedesi assiduità, buon
volere e pazienza, - le doti indispensabili
degli anatomici; - richiedesi che, dal
limpido fondo della scienza non vediate
soltanto trasparir l’esercizio dell’arte, ma
una gemma più pura, cioè il vostro
perfezionamento intellettuale, la dignità
vostra, e quella del Belpaese, a cui abbiamo
l’onore di appartenere -”.
Ci racconti
qualche aneddoto sul museo di Anatomia.
D’aneddoti ce
ne sono tantissimi.
Il Museo non
affascina solo me, gli addetti ai lavori o
gli studenti di medicina ma anche la gente
comune e, addirittura anche i bambini, gli
scugnizzi dei vicoli tanto per intenderci.
In occasione dell’apertura al pubblico della
struttura museale durante le manifestazioni
culturali del Maggio dei Monumenti del 2005,
ho trovato due di questi che, intrufolatisi
con un gruppo di visitatori, guardavano con
interesse le vetrine delle mostrusità. Ai
miei tentativi di allontanarli da uno
spettacolo così forte per la loro giovane
età, non solo mi hanno chiesto di continuare
a visitare “n’atu pucherillo o museo”, ma
dopo la visita hanno voluto firmare il
registro come tutti gli altri visitatori e,
uno di essi ,accanto alla firma ha
aggiunto:<< da grande voglio fare il medico
dei “buccaccielli”>>
In base alla
legislazione attuale, è favorevole o
contrario all'aborto?
La vita è un
bene così grande che essa va rispettata e
salvaguardata sempre, al di là di qualunque
legge.
Cosa ne pensa
invece dell’eutanasia?
Affermo
d’impulso: chi soffre ha il diritto di
essere ascoltato!...... Ma riflettendo un
attimo sulla vostra domanda….., e
rivivendo ancora con dolore un’esperienza
personale (ho perso mio padre con un tumore)
penso che non si fa altro che restare a
soffrire aspettando il momento del distacco
che, in nessun modo, si vuole e si riesce
ad abbreviare.
Si parla
spesso di malasanità in Campania. Secondo
lei cosa non funziona?
In Campania
manca il coordinamento e l’interazione tra
quanto si sceglie in maniera politica e
necessità reali delle strutture sanitarie
che solo i “medici operatori” possono
avvertire ed indicare.
Professore,
sempre nell'ambito della nostra università,
a livello di didattica, cosa non funziona,
cosa si potrebbe migliorare, ristretto al
nostro policlinico:
Abbiamo
moltissimo ancora da fare, ma va detto che
negli ultimi anni moltissimo è stato fatto
anche
grazie al dinamismo delle ultime
governances; recentemente, ad esempio,
molta attenzione è stata posta al
rinnovamento di laboratori scientifici e
alla realizzazione di un centro grandi
attrezzature d’Ateneo, che ha sede nei
locali della nostra Facoltà.
Moltissimo
ancora andrebbe fatto, e in breve, anche
per le tante strutture cliniche che
lamentano carenza di spazi, di mezzi e di
sale operatorie adeguate. Come pure
andrebbero riviste le modalità di
partecipazione degli studenti alle attività
di reparto, dei laboratori e dei centri di
ricerca. L’attuale ordinamento di studi non
consente, infatti, la presenza degli
studenti nelle diverse strutture se non per
tempi brevissimi, favorendo così una
formazione solo teorica.
Professore
un’ ultima domanda: come da padre a figlio,
c'è qualche messaggio, un consiglio, un
insegnamento che vorrebbe lasciare agli
studenti?
Non studiate
per “prendervi l'esame”- e non usate questo
modo di dire per indicare che avete superato
un esame; esso, lascia quasi sempre
intendere che avete compiuto un atto
furtivo- ; l'esame non va preso, ma
conquistato.
Studiate per
“possedere la materia”, poi una volta
acquisita una solida preparazione, verrà
spontaneo, come avete sentito dire in molte
occasioni d’incontro con chi vuole
sintetizzarvi gli obbiettivi di una sana
visione della professione, il saper fare; e,
nel tempo; con l’humanitas e la pietas,
anche il saper essere.
Grazie per la
disponibilità prof.
Grazie a voi.
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