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REGOLAZIONE
DELL’ESPRESSIONE GENETICA
Abbiamo visto che la regolazione
dell’espressione genica avviene in molti punti.
Ci stiamo concentrando sulla regolazione a
livello trascrizionale negli eucarioti e in
modo particolare sulla regolazione dell’RNA
polimerasi II.
(Il prof fa osservare il lucido di un promotore)
Si
può osservare nella regione della TATA box la
presenza dei fattori di trascrizione generali,
che per poter funzionare necessitano di un’altra
serie di fattori chiamati fattori di
trascrizioni specifici o attivatori.
La combinazione dell’azione di questi ultimi
consente ai fattori di trascrizione generali di
avere accesso al promotore. In ogni cellula e in
ogni momento della sua vita, i fattori generali
della trascrizione sono sempre espressi e
ipoteticamente potrebbero avere accesso a tutti
i promotori. Tuttavia i promotori sono da essi
raggiunti poiché avvolti e bloccati intorno agli
istoni.
Detto ciò capiamo meglio il ruolo dei fattori
specifici: consentono l’entrata ai fattori
generali nel promotore. Antagonisti dei fattori
di trascrizione specifici sono i repressori.
Il
fattore specifico consta di tre domini:
dominio di legame del DNA
dominio di attivazione
dominio di dimerizzazione
Tali fattori funzionano o come omodimeri o come
eterodimeri con i fattori specifici (da questo
momento per semplicità li chiamiamo
attivatori) e con i repressori lavorano
altre molecole che cooperano o con i primi o con
i secondi e che comprendono i co-attivatori
e i co-repressori. Questi ultimi non
hanno la capacità di legare il DNA e si legano
ad esso solo mediante gli attivatori o i
repressori.
Classifichiamo ora i fattori di trascrizione a
livello strutturale (è indipendente dal fatto
che siano generali o specifici):
-
gli HTH (helix-turn-helix =
elica-giro-elica): proteine con una regione
di 20 amminoacidi a α-elica, una regione a
β-elica (il turn), una regione di altri
amminoacidi ancora ad α-elica (il secondo
helix). Grazie alla struttura α, i fattori
di trascrizione prendono contatto con il
solco maggiore del DNA.
-
gli Zinc-fingers (dita di zinco):
sulla superficie della proteina vi sono
delle estroflessioni che somigliano a delle
dita. L’estroflessione è fatta da una serie
di amminoacidi ed è mantenuta da un atomo di
zinco (questo ad esempio potrebbe
coordinarsi con due cisteine a due istidine).
Le estroflessioni possono essere numerose e
tramite queste i fattori di trascrizione
prendono contatto con il DNA.
-
I basic domain (proteine con il
dominio basico): hanno una regione a α-elica
con amminoacidi di tipo basico che, essendo
carichi positivamente, si legano al DNA
negativo.
Altri fattori di trascrizione hanno altre
strutture:
· TBP
· cylinder dimer
· NF-kB
Questi fattori vengono considerati appartenenti
alla famiglia degli NF-kB (per primo scoperto)
perché hanno una struttura a questi simile.
Altri fattori di trascrizione hanno una
struttura simile ad un repressore batterico.
Questi usano una struttura β per interagire con
il DNA (contrariamente alla gran parte degli
altri che interagiscono con il DNA grazie ad una
struttura α).
Le
proteine che nella struttura sono simili alla
TBP (TATA binding protein) appartengono alla
famiglia delle TBP.
Vi
sono poi i cilindri dimerici : proteine
con struttura ad α-elica che formano dei
cilindri affiancati.
Altre strutture sono la leucin zipper
(serratura di leucina) e la elix-loop-elix (HLH
= elica-ansa-elica).
Le
proteine con struttura leucin zipper sono sempre
dimeriche; hanno una regione che interagisce con
il solco maggiore del DNA a una regione
idrofobica (o di dimerizzazione) fatta da
leucine (le leucine di un monomero interagiscono
con quelle dell’altro).
Vediamo ora la classificazione dei co-attivatori
e co-repressori, che si possono dividere in due
grosse categorie:
-
quelli che modificano covalentemente gli
istoni (agiscono sui residui amminoacidici
degli istoni);
-
quelli che modificano la cromatina (la
rimodellano con consumo di ATP e non operano
modificazioni covalenti).
Il
compito di entrambi i tipi è liberare il
promotore.
In
cosa consiste la modificazione covalente degli
istoni?
-
le modifiche possono avvenire a carico delle
estremità NH ammino terminali degli istoni.
Gli istoni maggiormente modificati sono H3 e
H4 (entrambi in corrispondenza
dell’estremità ammino terminale).
-
gli istoni possono essere acetilati in
corrispondenza delle lisine e delle arginine.
L’acetilazione è operata da enzimi che sono
considerati a tutti gli effetti
co-attivatori perché fanno staccare gli
istoni dal DNA. (NB: gli enzimi che
deacetilano HDAC, histon deacitalasi,
possono essere considerati invece dei
co-repressori).
-
gli istoni possono essere fosforilati. La
fosforilazione avviene in genere a carico
della serina con l’aggiunta di un fosfato.
-
gli istoni possono essere metilati. La
metilazione avviene a carico della lisina.
-
altra modificazione è l’ubiquitinazione
Tutte queste reazioni esistono nelle loro forme
complementari: deacetilazione, defosforilazione,
demetilazione e deubiquitinazione.
Gli enzimi che acetilano e deacetilano sono
facilmente classificabili: quelli che acetilano
sono co-attivatori mentre i deacetilanti sono
co-repressori.
Nel caso delle altre modificazioni dipende dal
contesto: infatti, ad esempio, in alcune
circostanze un demetilante può essere un
co-attivatore e in altre un co-repressore, in
alcuni casi un fosforilante può essere un
co-attivatore e in altre un co-repressore.
Queste affermazioni si giustificano poiché tutte
le modificazioni istoniche si influenzano le une
con le altre. Cosa significa “si influenzano le
une con le altre”? Ad esempio affinché avvenga
l’acetilazione in una certa posizione su un
istone, preventivamente su un altro istone deve
essere avvenuta una fosforilazione e così via.
Esistono dunque tutta una serie di
“comunicazioni” tra queste modifiche, tant’è che
oggi si parla di codice istonico (un
codice a livello degli istoni che consente di
stabilire quali sono i geni che devono espressi
e quali sono i geni che devono essere repressi).
Tutto questo meccanismo e tutte queste
informazioni fanno parte di una scienza che va
sempre più prendendo piede e che si chiama
epigenetica, tutto l’insieme di informazione
che vengono trasmesse da una generazione
all’altra e non sono legate alla sequenza del
DNA.
(Facciamo un esempio banale: quando un epatocita
si divide dà origine a due cellule figlie
anch’esse epatociti. Ogni cellula ha un suo
assetto cromatinico: la cromatina dell’epatocita
avrà una regione eterocromatica ove saranno
concentrati tutti i geni che non servono all’epatocita
come quelli dei neuroni, del muscolo, etc.
Quando l’epatocita si divide e dà origine a due
cellule figlie, queste dovranno avere un aspetto
della cromatina che sia identico a quello della
cellula madre, con zone eterocromatiche, che
comprendono i geni che all’epatocita non
occorrono, e zone eucromatiche. Queste
informazioni sulla struttura cromatinica, che
sono epigenetiche, vengono trasmesse proprio
grazie alle modifiche che si trovano sugli
istoni).
Parliamo a questo punto di quelle molecole (co-attivatori
e co-repressori) che non modificano
covalentemente gli istoni,ma che modificano la
cromatina.
Si
tratta di complessi fatti da più proteine che
rimodellano la cromatina grazie all’energia
ricavata dall’ATP. Questi complessi rompono le
interazione tra istoni e DNA e aumentano la
mobilità dei nucleosomi, cioè li spostano lungo
la fibra di cromatina (fluidità della
cromatina).
Questo processo noto come meccanismo di
rimodellamento della cromatina può avvenire
con due modalità differenti:
Da
premettere che gli enzimi che rimodellano la
cromatina non possono essere considerati
co-attivatori o co-repressori in modo assoluto,
ma possono essere o co-attivatori o
co-repressori a seconda delle condizioni in cui
funzionano.
Gli enzimi che rimodellano la cromatina hanno un
funzionamento “neutro”. Il loro compito è di
spostare i nucleosomi: se lo scivolamento dei
nucleosomi prodotto dall’enzima libera il
promotore, l’enzima avrà funzionato da
co-attivatore; se lo scivolamento porta su un
promotore libero i nucleosomi, l’enzima si sarà
comportato da co-repressore.
È
chiaro che gli attivatori richiamano gli enzimi
che rimodellando la cromatina agiscono da
co-attivatori, mentre i repressori richiamano
gli enzimi che rimodellando la cromatina
agiscono da co-repressori.
Altri enzimi funzionano facendo cambiare la
forma del nucleosoma (quelli che agiscono con il
cambio conformazionale). Può esservi una
situazione in cui i fattori generali di
trascrizione non possono accedere al promotore e
il nucleosoma ha forma cilindrica. Gli enzimi
modificano la forma del nucleosoma da cilindrica
ad ovoidale. Il nucleosoma torna poi nella sua
forma originaria. Durante questo processo,
potete osservare che il promotore ha spostato la
sua posizione (da bloccato sul nucleosoma
diventa libero). Il cambio conformazionale può
dunque liberare il nucleosoma.
A
questo punto è utile ricordare la struttura
della cromatina: essa è costituita da una
doppia elica che si avvolge intorno ai
nucleosomi.
In
una fibra di 10 nm è evidente il fatto che a
questo stadio di compattamento vi sono spazi tra
un nucleosoma e l’altro. I nucleosomi si possono
ulteriormente compattare grazie all’istone H1
(ricordiamo che gli istoni sono H1, H2A, H2B, H3
e H4 e che il nucleosoma è un ottamero fatto da
H2A, H2B, H3 e H4 presi ciascuno due volte
mentre H1 opera per unire i vari nucleosomi).
Il
lavoro di H1 fa sì che dalla fibra di 10 nm si
passi a quella più compatta di 30 nm. Un
maggiore compattamento consente la formazione
delle anse cromosomiche e compattando ancora si
può raggiungere il cromosoma metafasico.
La
fibra di 30 nm si considera eterocromatica
mentre quella di 10 nm si considera eucromatica.
Per essere più precisi potremmo dire che la
fibra di 30 nm è border line tra l’eucromatica e
l’eterocromatica e che se si muove in direzione
di un maggiore compattamento diventa
eterocromatica.
Riconoscendo ora le modalità con cui funzionano
gli enzimi (scivolamento o cambio
conformazionale) e gli stadi in cui la cromatina
può trovarsi, è facile raggiungere la seguente
conclusione:
-
lo scivolamento ha senso sulla fibra di 10
nm (eucromatica) perché il promotore può
raggiungere spazi ove non sono presenti i
nucleosomi;
-
il cambio conformazionale funziona
efficacemente sulla fibra di 30 nm (molto
compatta).
Cosa accade dopo la trascrizione?
Il
frutto della trascrizione è il trascritto (RNA)
che subisce le modificazioni post-trascrizionali
(splicing, coda di poli-A, etc.) e poi si avvia
alla sua destinazione.
Un
mRNA non si presenta nudo ma è coperto da una
serie di proteine che ne regolano, dopo la sua
nascita, il suo funzionamento. Ad esempio CDC è
una proteina che si lega al cap (al 5’P) dell’RNA
e che interagisce con i pori nucleari
consentendo il passaggio dell’mRNA dal nucleo al
citoplasma. Siamo giunti a questo punto alla
regolazione post-trascrizionale.
Bloccare il capping, l’aggiunta della coda di
poli-A o altri meccanismi a questo livello,
significa poter controllare ancora i destini
dell’RNA prima che passi al citoplasma.
Giunto al citoplasma, l’mRNA può essere ancora
controllato. Una delle modalità di regolazione
post-trascrizionale è rappresentata dallo
splicing alternativo che avviene nel nucleo e
consente di ottenere da uno stesso RNA
precursore più prodotti.
Un
altro tipo di controllo post-trascrizionale è l’editing,
che consiste nel cambiare la sequenza dell’mRNA
al fine di ottenere un’altra proteina rispetto a
quella che sarebbe altrimenti prevista.
(esempio di editing: esiste un gene,
APO-B, che sintetizza una apoproteina prodotta
sia nelle cellule epatiche che nelle
intestinali. Il gene è ricco di esoni. La
proteina prodotta nel fegato è APO-B 100, dove
100 sta per kilodalton; la proteina prodotta
nell’intestino è invece APO-B 48. Nelle cellule
intestinali una tripletta CAA dell’mRNA prodotto
dal gene APO-B è trasformata nella tripletta UAA,
codone di stop. In queste cellule quando tale
messaggero sarà tradotto fornirà una proteina
più breve, APO-B 48. Questo mostra come, grazie
all’editing, sia possibile ottenere da uno
stesso mRNA proteine diverse).
A
questo punto è lecita una domanda: chi, durante
il processo dell’editing, indica la base da
modificare?
Vi
è un’ibridazione tra l’esone e l’introne e le
regioni di non perfetta ibridazione dovranno
essere cambiate! (tra esone e introne non vi è
perfetta complementarietà e per raggiungere
quest’ultima si opera un cambiamento della
base).
L’editing
è detto di cambio base quando consiste nella
modificazione di una base con un’altra.
Un
altro tipo di editing prevede invece
l’inserimento di nuove basi che prima non
c’erano. In questo caso, l’mRNA “non editato” (anedited)
si va a complementare con un altro RNA del
nucleo, il gRNA (RNA guida). Nel gRNA e in
quello anedited vi sono delle regioni che non si
complementano. Per ovviare a questo problema si
aggiungeranno nell’RNA pre-editato (non editato)
delle basi complementari a quelle in più del
gRNA. (NB: è sempre l’RNA anedited che manca di
basi e che sarà sottoposto a taglio per
l’aggiunta)
Nel caso dell’editing per cambio di base vi è
semplice cambiamento di basi già presenti nell’RNA
pre-editato; nell’editing inserzionale invece
l’ibridazione dell’RNA da editare con il gRNA è
finalizzata all’aggiunta e non alla semplice
sostituzione di basi nell’RNA da editare. In
genere le basi inserite sono delle uridine.
Le
modifiche post-trascrizionali sono: capping,
splicing, poliadenilazione, editing (tutto a
livello del nucleo).
Eseguite queste modifiche si ha il trasporto
regolato dell’RNA dal nucleo al citoplasma.
Ma
quanto vive un RNA nel citoplasma? Alcuni mRNA
vivono alcuni minuti, altri alcune ore. La
durata della vita dipende da vari fattori che
murano a difendere l’RNA dagli enzimi che lo
degradano.
Le
esonucleasi sono enzimi che cominciano la
degradazione dell’RNA a partire dall’estremità
(o 5’P o 3’OH). Le esonucleasi che degradano al
5’ si chiamano enzimi decapping (es:
decapping enzime I), le esonucleasi che
degradano al 3’ si chiamano enzimi depoliA.
Secondo alcuni autori affinché avvenga la
degradazione della coda di poli-A, deve prima
avvenire le perdita del cap. Secondo altri, i
due fenomeni sono indipendenti.
Vi
sono anche degli mRNA particolarmente instabili
perché possiedono in se stessi il “germe
dell’instabilità”. Questi hanno, ad esempio,
nella regione non tradotta al 3’ (regione 3’ UTR)
dopo il codone di stop, delle sequenze che si
chiamano ARE (AUUUA) ripetute n-volte che legano
proteine (ARE binding proteins) con il
potere di richiamare endonucleasi che tagliano
l’RNA e lo degradano. Dunque gli RNA con le
sequenze ARE vivono di meno rispetto a quelli
che ne sono privi, così come gli RNA con una
lunga coda di poli-A sono più longevi di quelli
che ne possiedono una breve.
Parliamo ora della regolazione traduzionale
e della regolazione post-traduzionale.
Come esempio della regolazione traduzionale
riportammo quella degli RNA paterni; ora invece
parliamo di una proteina importante chiamata
ferritina (trasporta il ferro).
L’mRNA
della ferritina possiede nella regione al 5’ non
tradotta (regione 5’ UTR) delle strutture a
gambo e ad ansa (loop) che si chiamano IRE (iron
responsive elements = elementi che rispondono al
ferro). Se c’è ferro, occorre la ferritina e
pertanto essa dovrà essere resa disponibile. Vi
sono delle proteine, le IRE-BP (IRE binding
protein) che legano le sequenze IRE. Queste
proteine possono essere modificate dalla
presenza del ferro: se la IRE-BP interagisce con
il ferro non può più legarsi agli elementi IRE
per cui avviene la traduzione della ferritina;
se la IRE-BP è libera dal ferro si lega all’RNA
in corrispondenza del 5’P e non ne consente la
traduzione sul ribosoma.
La
IRE-BP, legata all’RNA, impedisce stericamente
al ribosoma di passare sull’RNA per tradurlo.
Questo meccanismo fa sì che se il ferro è
presente la ferritina venga prodotta mentre se è
assente non venga sintetizzata.
MUTAZIONI E
MECCANISMO DI RIPARO DEL DNA
Cosa può accadere al DNA se esposto a fattori
chimici o fisici ad esso non salutari?
Il
DNA si danneggia. Il danneggiamento e la rottura
del DNA è uno dei motivi principali
dell’invecchiamento delle nostre cellule. Nel
corso dell’evoluzione si sono verificate delle
modifiche a carico del DNA sia perché la
polimerasi può effettuare degli errori, sia
perché il DNA è suscettibile ad agenti chimici o
fisici esterni.
Le
mutazioni possono essere classificate in
diverse categorie:
.
L’organismo non risente delle mutazioni;
mutazioni con perdita di funzione :
ad esempio, una certa proteina non può
funzionare perché non tradotta bene;
mutazioni con acquisto di funzione .
Spesso si è soliti pensare che le mutazioni per
perdita di funzione siano sempre negative e
svantaggiose, mentre quelle per acquisto di
funzione siano sempre positive e vantaggiose. In
realtà non è sempre così; infatti, ad esempio,
la perdita della coda per gli uomini non è stata
una mutazione svantaggiosa ma neutra. Il
vantaggio e lo svantaggio sono sempre misurati
in rapporto all’ambiente in cui si vive.
Le
mutazioni sono:
:
quando interessano una singola base o un
singolo nucleotide. Esse si possono ancora
suddividere in transizioni e transversioni.
La transizione consiste nel passaggio
da una purina a purina o da una pirimidina a
pirimidina. La transversione consiste
nel passaggio da una purina ad una
pirimidina o viceversa. Con le mutazioni
puntiformi si ha semplice sostituzione di
basi per cui il DNA non varia nella sua
lunghezza. La classificazione corrente sta
però comprendendo tra le mutazioni
puntiformi anche la microdelezione
(perdita di un solo nucleotide) e la
microinserzione (aggiunta di un solo
nucleotide)
inserzioni
e delezioni: coinvolgono più
nucleotidi;
cromosomiche :
coinvolgono pezzi interi di cromosoma (es:
traslocazione di un pezzo di un cromosoma ad
un altro. Le traslocazioni, inoltre, si
dicono reciproche se due cromosomi si
scambiano reciprocamente dei tratti).
All’evoluzione non sono necessarie le grosse
mutazioni; infatti anche le mutazioni puntiformi
sono sufficienti a garantire cambiamenti.
Le
cause delle mutazioni puntiformi sono:
Le
cause delle mutazioni più grosse avvengono
durante la meiosi o la mitosi (es: non
disgiunzione, perdita di cromosomi, etc.).
Esistono, fortunatamente, dei meccanismi di
riparazione dei danni del DNA. Questi possono
dividersi in quelli che avvengono prima della
replicazione del DNA e in quelli che avvengono
dopo la duplicazione del DNA.
I
meccanismi più importanti sono i
pre-replicativi perché evitano che la
mutazione possa trasferirsi alle cellule figlie.
Le
mutazioni, inoltre, possono essere:
:
dovuti a errori della duplicazione;
indotte :
provocate da agenti chimico-fisici.
Le
basi possono passare dallo stato chetonico
(normale) allo stato enolico (raro) o possono
passare dalla forma amminica (più frequente) a
quella imminica (più rara): si parla di
tautomeria.
Mentre la DNA polimerasi sta eseguendo la
polimerizzazione è possibile che una base si
trovi nella sua forma rara. La DNA polimerasi
non la riconosce e pone in sua corrispondenza
una base a caso (ciò può essere fonte di errore
durante la polimerizzazione).
La
polimerasi però possiede attività esonucleasica
3’OH → 5’P di correzione di bozze
(contraria alla direzione di polimerizzazione
5’P → 3’OH) che può risolvere gli errori da essa
stessa eseguiti: la polimerasi si accorge
dell’errore e torna indietro rimuovendo la base
errata.
In
alcuni casi la polimerasi non si accorge
dell’errore, continua a polimerizzare e l’errore
permane. La polimerasi può essere indotta
all’errore anche per un altro problema. Vi sono
delle regioni del DNA con sequenze ripetute: se
durante la polimerizzazione l’elica di nuova
sintesi estrude (esclude) una delle sequenza
ripetute, riesce ancora a essere complementare
allo stampo ma, per via dell’estrusione, l’elica
nuova avrà una sequenza in più. |