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Intervista
al prof Farzati
Questo mese la
nostra intervista vede protagonista un medico
dalla rara tenacia che ha costruito la propria
carriera sulle sue sole forze, un professore che
ancora serba fiducia nell’arte medica come
missione, e nel futuro della Sanità campana. Da
poco eletto Presidente del Corso di Laurea , il
prof Farzati si racconta, parlandoci del suo
passato,delle sue passioni, dei suoi progetti,
delle sue piccole grandi rivoluzioni, e cercando
un varco con e per gli studenti, dispensando
consigli su come fare per arrivare alla laurea
con una idonea preparazione.
Allora Prof, cominciamo con gli interessi
personali
. ultimo libro letto e/o libro preferito?
Beh, io
leggo più di politica che non di altri generi
come la saggistica, almeno in quest’ultima fase
della mia vita è così. Il libro che sto leggendo
è “L’Italia spezzata” di Vespa. E’ un autore che
si fa leggere, anche se non sempre condivido le
sue opinioni. Leggo di queste cose perché rilevo
che c’è una crisi profondissima nel sistema che
si ripercuote anche sull’università.
. Invece l’ultimo film visto e/o film
preferito?
Questa è una domanda cattiva perché non me lo
ricordo proprio! Vado di rado al cinema, in
realtà amerei anche andarci ma mi manca proprio
il tempo. La mia giornata trascorre così: sto
qui dalla mattina fino alla sera, vado via
sempre verso le sei e mezza le sette, faccio una
lunga passeggiata a piedi quasi tutte le sere
perché mi serve per distendermi, poi arrivo a
casa, ceno, qualche volta esco per qualche
intrattieni di amici o sto a casa, leggo il
giornale, poi vado a letto perché , in genere,
sono stanchissimo. Qualche volta guardo qualche
partita perché sono sportivo, ma è una cosa
occasionale.
.Per quel che riguarda la musica?Quale genere
ascolta?
Amo
molto la musica, anche, seguo concerti di musica
sinfonica, faccio l’abbonamento al San Carlo da
vari anni, in comune con molti colleghi
dell’università. La musica sinfonica per me è al
primo posto, però mi piace anche la musica jazz,
la trovo interessante perché esprime qualcosa di
+ di quello che in genere comunica la musica
leggera.
. altri interessi che esulano dall'ambito
medico-universitario?
Mi
piace giocare a bridge, è l’unico altro hobby
che ho…poi sono nonno, quindi ho l’interesse
della nipotina.
. avendo la possibilità di partire ora,dove
andrebbe?e perchè?
Vorrei andare in Cina, dove non sono mai stato,
ci vorrei andare prima che diventi un paese
industrializzato perchè alla fine non si ritrova
quella cultura e quella tradizione che ora tanto
affascina.
Parliamo ora di problemi etici:
. cosa ne pensa dell'attuale legislazione
relativa all'aborto?
Io non
sono favorevole all’aborto, è una convinzione
che mi porto dentro da tempo , ma sono molto
rispettoso delle opinioni diverse dalla mia,
perché nell’aborto non ci vedo sempre un evento
necessario, queste cose possono avere delle
interpretazioni…non è un pensiero bigotto, ma un
pensiero che ho dentro, infatti fui contrario
nell’epoca in cui si votò per il referendum.
. cosa ne pensa della divisione delle droghe
in leggere e pesanti?
Anche su questo sono fortemente contrario, penso
che per la gioventù di oggi il problema della
droga stia diventando una cosa troppo tollerata
e non trovo giustificazioni. Giovane sono stato
pure io, anche io ho fumato ma non ho mai
toccato un qualcosa che non fosse un sigaretta,
poi un bel giorno mi sono reso conto che mi
stavo ammazzando, e lo devo a qualche mio
collega di questa facoltà che mi ha molto spinto
nello smettere di fumare e poco + di venti anni
fa, da un giorno all’altro, decisi che dovevo
smettere, cosa che ho fatto e ho rispettato.
Cosa voglio dire con questo, che la reputo
abitudine viziosa, frutto non di un esigenza
necessaria e indispensabile , ma a cui noi ci
aggrappiamo magari per eventi anche di una
insoddisfazione personale…ne abbiamo tutti di
problemi, ma in questo periodo si stanno
mettendo le condizioni per cui la droga venga
legittimata realmente,e questa è una cosa
impensabile...io non voglio mandare la gente in
galera per droga, ma credo che un no secco
bisogna dirlo e con i fatti non con le parole
. cosa ne pensa dell'eutanasia?
Non
sono favorevole. Il prof Matarazzi, che è stato
il mio maestro, non consentiva che i malati
andassero a morire a casa perchè riteneva che,
fin quando il malato era suscettibile di
un’azione terapeutica, questa andava fatta, da
qui però si è sconfinato nell’accanimento
terapeutico, e non lo condivido. Ritengo quindi
che in alcune circostanze l’eutanasia possa
essere presa in considerazione ma dovrebbero
essere delle circostanze molto particolari
. spesso di parla di malasanità in campania...secondo
lei cosa non funziona?
Molte cose non funzionano, vi è uno squilibrio
fortissimo tra la sanità pubblica e privata,
questo la dice lunga… Da quando sono laureato ho
lavorato sempre e soltanto nel pubblico, a tempo
pieno da più di trent’anni , non ho coltivato
ambizioni differenti, questa non è una
frustrazione ma un modo di interpretare il ruolo
del medico. Non ho mai cercato la ricchezza
all’interno del mio mestiere, questo non vuol
dire che quelli che lo abbiamo fatto abbiano
sbagliato, tuttavia credo che il problema della
mala sanità abbia favorito questo squilibrio
perché negli ospedali pubblici, dove si fanno
tante buone cose, queste tante buone cose
vengono messe in secondo piano rispetto alle
piccole o grandi cose che…d’altra parte…è un
ruolo che io mi sono posto in termini di
formazione…il medico oggi non adempie più a
nessun atto medico nei confronti del pz che si
possa fare a domicilio, perché il malato, anche
per il + piccolo dei mali , si reca in ospedale,
e questa enorme confluenza anche dei pazienti
negli ospedali, che sono già di per se stessi
gestiti spesso male e con poche risorse,
congestionati, vissuti anche malamente da
sequele di liti e di altre condizioni che vedono
i sindacati non sempre favorevoli…si immagini le
realtà ospedaliere in cui ci sono tante
rappresentanze mal gestite…ecco, la mala sanità
è anche frutto di un modello organizzativo
sbagliato…e il ruolo del medico lo guardo con
molta attenzione perché il medico dovrebbe avere
un ruolo di responsabilità diretta invece oggi è
un dipendente quindi subisce anche lui questa
logica.. quindi la mala sanità c’è, ma è
risolvibile, basta che ci spostiamo un poco da
qui in altre regioni di questo paese…però anche
qui molte cose sono state realizzate bene ci
sono delle aree felici
Quindi il suo messaggio è positivo?
Si io
sono molto positivo e conto molto sul fatto che
i nuovi medici abbiano la consapevolezza che
devono svolgere il ruolo del medico e non quello
del burocrate.
.Professore, ci parli del suo
impegno come direttore del centro trasfusionale:
cosa significa per lei "donare il sangue"?
Guardi, io sono
ormai il + vecchio responsabile di struttura di
questo policlinico, purtroppo per me, perché io
dirigo questo servizio da 28 anni. Il centro
trasfusionale, quando sono approdato alla sua
direzione è stato in quel momento istituito,
prima non c’era, parlo degli anni 80; il sangue
veniva preso dalle strutture vicine e trasferito
qua, la legge lo prevedeva, e quindi fu
istituita questa struttura e all’epoca me ne fu
data la direzione. Io penso questa si
un’attività molto nobile, anche se
nell’immaginario medico è sempre stata
considerata un’attività di secondo piano. Perché
è un’attività nobile? Innanzitutto ha a che fare
con un qualcosa di particolarmente bello che è
la “donazione di un qualche cosa”: io credo che
una persona che fa un gesto del genere dopo si
sente gratificata perché sa che ha fatto una
cosa, non per un interesse personale, non per un
ritorno economico, anche se un tempo era
previsto, allora è un qualcosa che ti gratifica
nel profondo, inoltre hai anche la possibilità
di fare un saggio delle tue condizioni di salute
quindi va anche a proprio vantaggio. Al di là di
questo poi c’è tutta una gamma di impegno forte
nella medicina da parte di un centro
trasfusionale, per cui noi siamo vicini ai
problemi dell’ematologia, della trapiantologia,
dell’impiego delle cellule staminali, siamo cioè
al centro di un grande interesse culturale che
si sviluppa in vari ambiti. Oggi,quindi, non più
come ieri, siamo diventati una struttura che ha
un rapporto con la medicina molto più concreto e
molto più dinamico, e questo è un ambito che io
ritengo molto importante insieme al fatto che
incitiamo la gente a donare. Tra l’altro
stamattina ho parlato con il rettore, ed il
nostro ateneo insieme a quello della federico II
si stanno rendendo promotori di una campagna di
sensibilizzazione per la donazione.
Torniamo un’altra volta indietro nel tempo:
. aveva una materia preferita quando era al
liceo?
Il
greco
. e un materia che non le piaceva?
Beh,
cosa non mi piacesse in assoluto non glielo so
dire. Sono sempre stato un “buono” studente,
molto tra virgolette, che ha sempre lavorato e
studiato, mi sono laureato nei sei anni in prima
sessione , ho preso la licenza liceale a 10...tutto
nei termini insomma. Non c’era una materia che
non mi piacesse, prediligevo tra le altre cose
il greco perché ho avuto la fortuna di avere un
professore di latino e greco straordinario che è
diventato poi professore universitario, è il +
famoso papirologo, purtroppo è morto qualche
anno fa, è stato un professore eccezionale,
l’amore per questa materia la devo anche a lui.
. quale professione le sarebbe piaciuta
intraprendere se non avesse fatto il medico?
Non
lo so, non me lo sono posto il problema. Quando
scelsi di fare medicina, mio padre, che pure
faceva il medico, mi chiese : “ma tu sei sicuro
che lo vuoi fare?” Questo succedeva molti anni
fa, quando il medico occupava in società una
certa posizione, si era guardati con un certo
interesse perché si era buoni produttori di
reddito, perché si occupava un posto importante
in società, perché il medico era in buoni
rapporti con le famiglie. Poi questa cosa è
caduta man mano che la burocratizzazione della
professione è divenuta crescente, brutta
cosa…quindi questa cosa non me la sono posta,
forse mi sarebbe piaciuto fare qualcosa di
umanistico..
Sempre sulla scia del greco quindi…
Eh si…
. Poi la scelta di diventare professore come
è venuta?
E’
stata una scelta abbastanza…deve sapere che io
ero iscritto al terzo anno, entrai interno negli
studi di patologia medica, per una condizione
che non prevedevo proprio,m fui assegnato, senza
che lo avessi richiesto, al reparto di
ematologia, per cui io non sapevo nemmeno
l’ematologia di cosa trattasse e mi trovai
proiettato in questa realtà dove poi sono
rimasto, ho fatto la tesi di laurea proprio in
ematologia, e poi mi sono laureato e sono
rimasto lì e sono stato fatto assistente
volontario, che al tempo era un titolo
importante e poi , pur avendo nel tempo molte
richieste di trasferirmi non ho avuto mai
opportunità di muovermi al di fuori
dell’ospedale…per la verità il richiamo era
consolidato. Debbo dire che io ho avuto una
formazione particolarmente “importante”. Io ho
due figli medici, lo dico sempre anche a loro,
voi non sapete la formazione che abbiamo avuto
noi, io vivevo la mia vita da studente
nell’università, venivo la mattina e andavo via
la sera, e ho conservato questa abitudine.
Lavoravo nel palazzo che non c’è più dove ora
c’è il parcheggio, ho lavorato 19 anni in quel
palazzo. La nostra giornata si sviluppava tra il
malato e il laboratorio. Nel 1974 poi il prof
Matarazzi è morto ed io mi sono trovato senza un
riferimento e questo nell’università è una cosa
che conta e da quel momento ho dovuto
guadagnarmi la strada, ma sono una persona
tenace e ho continuato sulla mia strada
.Ha incontrato molte difficoltà per arrivare
dove è arrivato?
Si
molte perché io non sono mai stato pienamente
congeniale col sistema.
..
qual è stato il lavoro/progetto/ricerca che le
ha dato maggiori soddisfazioni?
Tra le
cose interessanti fatte qui ce ne sono diverse:
sul piano della ricerca scientifica alcune cose
che abbiamo realizzato nella campo della
diagnostica delle anemie, dell’ immunologia
sulla risposta immunologia in diverse condizioni
di malattia. Sul piano dei lavori ciò che mi ha
impiegato di più è stata l’attività
organizzativa dei trapianti, ho dovuto spendere
non poche energie. La cosa che più amo è
l’insegnamento, dopo questo ci sono degli
aspetti nei quali mi piace cimentarmi e che
riguardano l’espletamento del ruolo del nostro
lavoro e spazia in vari ambiti. Ciò che mi ha
tolto più energie è stata l’attività dei
trapianti perché io sono il responsabile del
centro di riferimento per i trapianti della
regione campania dove lavoro da 13 anni, e
questo è stato un altro impegno gravosissimo che
poi piano piano ha portato i suoi risultati.
Oggi abbiamo delle ottime strutture di
trapianto, strutture che stanno crescendo, anche
se ci sono molte realtà molto più in avanti di
noi, ma considerando che noi siamo partiti da
zero, è già un buon risultato. In questo o
trovato sintonia sia con il rettore, che con
Cotrufo che con gli ospedalieri con i quali ho
instaurato un buon rapporto, stiamo facendo
istituire altri centri come quello di Salerno,
insomma il lavoro comincia a procedere…cerco
insomma di dare un senso alla mia giornata…non
sempre ci riesco ma almeno ci provo!!
. E in quest’ambito c’è qualche progetto che
vorrebbe realizzar e ancora non è riuscito a
farlo?
Di progetti ne ho molti però non mi ci
soffermo molto perché non so quanto tempo ho per
poterli affrontare veramente. Non sono più
giovanissimo e il tempo che ho a disposizione
non è tanto. Adesso , avendo accettato questa
cosa del corso di laurea, mi dedicherò a questo
.Vorrebbe dare un consiglio agli studenti
che vorranno perseguire la sua stessa strada?
Beh questa è una
bella domanda! Lo studente dovrebbe capire che
ognuno sceglie il proprio destino. Io l’ho
vissuto sulla mia pelle: mi sono trovato ad un
certo punto della mia vita…insomma se uno ha
volontà è si impegna, poi arriva. Io penso che
gli studenti dovrebbero immaginare che per fare
qualcosa di buono in futuro dovrebbero avere una
solida formazione culturale, una buona
formazione professionale, dovrebbero scegliere
correttamente ed in tempo utile ciò che
vorrebbero fare. Su questa base bisogna
sacrificarsi. Se questo avviane, statisticamente
è alta la percentuale delle condizioni in cui
poi ci si ritrova dietro questo sacrificio
perché è gratificante…abbiamo dei buoni studenti
anche in questo marasma che ci circonda, ci sono
ancora soggetti che rappresentano la forza vera
che abbiamo. Io voglio metterci impegno perché
sono convinto che la loro formazione debba
uscire dai libri e sconfinare anche nella
formazione clinica, debba prevedere la
frequentazione delle strutture, perché è lì che
si forma il medico, è importante richiamare
l’attenzione su questo..io farò di tutto per
realizzare questo, se ci riuscirò non lo so ma
farò di tutto perché ne sono persuaso.
. Recentemente è stato eletto
presidente del CdL: quali sono i suoi programmi
più prossimi?
Progetti prossimi
sono questi: mi muoverò nella direzione di un
buon rapporto col prof Delrio che mi ha
preceduto e non un buon rapporto formale ma di
sostanza perchè penso che lui abbia fatto tante
cose buone, ma anche lui come me crede che
alcune cose vadano corrette, e allora io
cercherò di farlo anche con il suo aiuto e il
suo appoggio.
Innanzitutto voglio
istituire un sistema di regole definito, non
perché non ci siano, ma perché l’ordinamento che
è variato di continuo ha fatto variare un
tantino certe cose, un sistema stabile è la cose
migliore; poi voglio proseguire il lavoro che ha
cominciato delrio sulla formazione clinica
perchè vorrei che gli studenti ritornassero
nelle nostre strutture o se qui non abbiamo
possibilità di allocarli, che abbiano anche un
rapporto con strutture esterne, un rapporto
riconosciuto dalle università e non libero;
voglio fare in modo di dargli una forte
preparazione per le emergenze. Cose che sono già
state intraprese ma io voglio realizzarle
veramente. Vorrei poi fare una riflessione
sull’attuale esame di laurea, ma questo è un
discorso nazionale e non solo locale, e poi
voglio cercare di mettere lo studente al centro
del sistema e questa è una cosa scontata, è
stupido pure dirla ma io penso che sia la
verità: tutto ciò che abbiamo di fronte a noi
non esiste senza di esso perché questo non è un
ospedale vero e proprio, è una struttura di
formazione. La formazione dello studente è il
punto intorno a cui ruotano le strutture e le
persone. Io posso fare solo un quadriennio per
la mia anagrafe quindi da me non ci si possono
aspettare rivoluzioni, certo da giovane ho
sempre tentato di fare il rivoluzionario anche
se non ci sono mai riuscito, però darò una forte
spinta in questa direzione.
.un ultimo
messaggio da dare agli studenti.. Lei si troverà
a gestire la vita universitaria di migliaia di
studenti: secondo lei come dovrebbe essere
partizionata la giornata tipo di uno futuro
medico?
Beh, secondo me le
lezioni frontali in aula devono occupare un
certo spazio nella giornata, ma nell’altra parte
della giornata lo studente deve stare a contatto
con il reparto e deve cominciare al primo anno,
non può cominciare al sesto anno perché io ho
fatto l’interno di anatomia umana prima di
approdare in patologia medica, altri prof di
questa facoltà, anche se diversamente da me, ma
hanno fatto lo stesso percorso per quel che
riguarda le strutture. Lo studente deve studiare
a casa…il fatto è questo vede…questo periodo
della formazione dello studente è molto
difficile perché è un periodo nel quale si
accavallano molte cose, l’ordinamento è molto
peggiore del nostro per tanti aspetti, però io
ai miei colleghi chiederò, e su questo delrio è
anche d’accordo, una riconsiderazione sui
programmi, e ciò vuol dire che nessuno deve
rivalutare le proprie convinzioni, ma studiamo
insieme cosa deve conoscere un medico oggi
quando si laurea, tenuto conto che poi prenderà
una sua strada con la specializzazione,
rivediamo un attimo questo in linea generale, se
riusciamo a ridurre i programmi creiamo anche
per lo studente un impegno minore per certe cose
e quindi possiamo chiedergli un impegno maggiore
per certe altre sul piano della formazione.
Questa è una strada non proprio rivoluzionaria
ma che può andare in una direzione giusta. Io ho
accettato di candidarmi, perché questa
candidatura non è nata come una mia volontà,
anche se in passato avevo espresso il desiderio
di, poi sono rimasto in silenzio per molti anni
e mi sono dedicato ad altro, quando mi p stata
prospettata l’ipotesi di potermi candidare, ho
accettato con questo scopo, adesso mi adopererò
per questo e voglio farlo con l’aiuto delle
istituzioni e dei colleghi. Per cui, in un
ragionamento sereno che ho già avviato
all’interno della facoltà, io ho già incontrato
i direttori dei dipartimenti universitari, sto
creando un gruppo che in qualche modo vorrei mi
affiancasse in questo lavoro, quindi per la fine
di questo anno una linea progettuale più
definita cercherò di averla e di cominciare a
metterla in modo, ma senza stravolgere niente¸
l’importante è che gli studenti capiscano che
loro hanno bisogno di rendersi più diretti
protagonisti della loro formazione. L’università
non è una scuola media, bisogna arrivare ad una
concezione più libera e non vuol dire essere più
teneri, ma solo aderenti alla realtà, perché gli
studenti che non andranno avanti perché non
vogliono, non possono o non hanno interesse, ci
sono sempre, noi dobbiamo cercare di far
emergere fortemente quelli che vogliono
lavorare, anche perché c’è un pericolo, non so
quanto sia realistico, se dovessero abolire il
valore legale del titolo di studio un domani, in
questo paese ci sarebbe una forte differenza tra
le università: chi si laurea in un’università
avrebbe un mercato di lavoro diverso rispetto a
quello che si laurea in un’altra quindi il vero
problema è puntare su di una formazione di
qualità.
Quindi lei suggerisce agli studenti di non
carpire passivamente quanto detto a lezione, ma…
No, infatti…poi io
vorrei istituire qualche punto di ascolto con
gli studenti, non mi interessa dare un messaggio
di maniera, non sono interessato a questo, ma
vorrei lanciare un messaggio chiaro dicendo che,
da parte mia, sarò realmente a disposizione per
le cose vere, utili, poi ci sono i fatti
personali, quelli non mancano mai, e cercheremo
una soluzione a seconda delle circostanze, ma
ciò che mi interessa di più sono i fatti di
carattere generale.
Prof, è stato gentilissimo…
Per carità, mi ha
fatto piacere questa chiacchierata
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