LE
FERITE
Per
ferita si intende una lesione dell'organismo
(lesione di continuo), esterna o interna,
accidentale o no, di origine traumatica o
chirurgica. Nel trattamento delle ferite bisogna
innanzitutto procedere ad una attenta anamnesi
allo scopo di risalire alle cause che hanno
prodotto la lesione; l'anamnesi verrà condotta
direttamente sul paziente qualora questo sia
cosciente, o attraverso terze persone qualora
invece il paziente presenti un severo trauma o
ancora il medico dovrà intuire da sé la dinamica
che ha prodotto la lesione qualora nè il
paziente nè altri possano riferire riguardo alla
dinamica dell'incidente. Dopo aver condotto
un'attenta anamnesi si procederà alla protezione
della ferita per mezzo di una medicazione e si
provvederà ad arrestare, laddove sia presente,
la fuoriuscita di sangue. Se si è in presenza di
una ferita di una certa gravità o di una ferita
profonda sarà utile inoltre condurre un esame
radiologico al fine di ricercare lesioni di
organi o tessuti più profondi; è inoltre utile
condurre esami di laboratorio per valutare il
risentimento del paziente in conseguenza allo
stress subito. Le ferite possono andare incontro
a complicanze di tipo immediato o a distanza. Le
complicanze di tipo immediato consistono in una
necrosi del tessuto interessato dal trauma, o in
un deposito sieroso-ematico (bolle da scarpe
strette),o in infezioni secondarie laddove la
lesione non sia stata disinfettata. Le
complicanze a distanza consistono invece nella
formazione di cicatrici retraenti che danno
luogo a deformazioni cutanee (es. le cicatrici
da ustione), o ancora in neuromi da amputazione
(proliferazione iperplastica di fibre nervose).
Le ferite possono essere classificate in
semplici e complesse. Per ferite semplici si
intendono quelle ferite caratterizzate da
un'effrazione dei soli tessuti di rivestimento;
un esempio di ferita semplice può essere ad
esempio un taglio. I bordi della ferita semplice
sono generalmente abbastanza lineari. Per ferite
complesse si intendono invece quelle ferite che
interessano non solo sezioni cutanee
superficiali ma in cui vi è anche un
coinvolgimento dei tessuti sottocutanei e
profondi; un esempio di ferita complessa può
essere una ferita da arma da fuoco o una ferita
chirurgica quale ad esempio può essere una
resezione epatica che si riflette su tutto il
parenchima dell'organo.
Per
quanto riguarda l'eziologia delle ferite bisogna
considerare la natura dell'agente vulnerante
(lama, proiettile,punta,ecc.), l'incidenza
dell'agente vulnerante (ferita profonda,
superficiale), la mobilità o inerzia del
soggetto, la violenza del contatto, e ancora
l'infezione della lesione (una ferita non
opportunamente disinfettata produce dopo dodici
ore un'infezione). Per quanto riguarda la
fisiopatologia secondaria ad una ferita si
distinguono una condizione locale ed una
sistemica. La condizione locale può prevedere
una reazione minima caratterizzata da una
semplice infiammazione, oppure una reazione
moderata caratterizzata dalla formazione di
un'ecchimosi (versamento di sangue negli
interstizi dei tessuti in seguito a rottura dei
vasi in essi contenuti) o di un ematoma
(versamento e raccolta all'interno
dell'organismo di sangue proveniente da rottura
di vasi), o ancora può prevedere una reazione
grave caratterizzata da emorragia, necrosi ed
infezione.
La
condizione sistemica prevede invece generalmente
l'evenienza di uno shock ipovolemico; per shock
ipovolemico si intende una grave e brusca
riduzione della massa sanguigna circolante, in
seguito ad emorragie con forti perdite di sangue
dovute a traumi severi, o in corso di interventi
chirurgici; in queste condizioni la porzione
liquida del sangue fuoriesce dei vasi
determinando una riduzione del volume plasmatico
e quindi ipovolemia. Lo shock ipovolemico si
manifesta con pallore diffuso (si ha perché
subentrano meccanismi di compenso quali
attivazione del sistema nervoso simpatico, del
sistema renina-angiotensina che preservano in
primo luogo il flusso sanguigno agli organi
vitali come il cuore e il cervello),
tachicardia, insufficienza renale ( dovuta alla
ridotta perfusione di sangue ai reni),
ipercalemia (dovuta all'insufficienza renale e
alla distruzione delle cellule), iponatremia,
ipocloremia.
TRAUMI CRANICI
Per
trauma cranico si intende una lesione a carico
della scatola cranica e del cervello in essa
contenuto. Il trauma cranico può essere
suddiviso, in base alla presenza o meno di una
comunicazione tra contenuto intracranico,
asettico, ed ambiente esterno,settico, in aperto
o chiuso; la differenza sostanziale tra i due
tipi è la concreta possibilità, nel trauma
cranico aperto, di complicanze settiche, quali
meningite o encefalite. Un trauma cranico può
essere determinato dall'urto del cranio contro
una superficie piana, contro una superficie
aguzza, da un'arma da fuoco o ancora si può
avere un trauma cranico da rimbalzo. In caso di
trauma cranico è utile porre al paziente domande
semplici e ricercare la reattività agli stimoli
(riflesso patellare, riflesso a un piccolo
stimolo cutaneo) per valutare eventuali
modificazioni della coscienza cui il paziente
può essere andato incontro. Ancora bisogna
valutare l'apparizione e il conseguente
aggravamento di segni focali quali il deficit
motorio controlaterale e la midriasi omolaterale
dovuta ad una compromissione del nervo
oculomotore (III paio dei nervi encefalici). I
traumi cranici possono presentarsi con diversi
gradi di severità; possono essere rappresentati
infatti da semplici fratture craniche lineari o
ad avvallamento, possono indurre una commozione
cerebrale, o nei casi più severi possono
determinare una contusione cerebrale. Le
fratture possono riguardare sia la volta del
cranio sia la base contro La commozione
cerebrale si manifesta immediatamente dopo il
momento del trauma e comporta solo una perdita
della conoscenza di breve durata. Per
definizione, appunto, non è altro che uno stato
acuto, transitorio e reversibile. Lo stato di
incoscienza può avere varia durata ma non si
prolunga mai oltre un'ora e in questo periodo si
può rilevare una diminuzione dei riflessi;alla
base della commozione cerebrale non c'è una
lesione, ma solo un perturbamento funzionale
delle strutture nervose e più precisamente della
sostanza reticolare del tronco encefalico che
mantiene e controlla lo stato di coscienza e di
equilibrio dell'individuo. Quando il trauma
cranico è causato da lesioni che comportano
alterazioni anatomiche a carico del cervello, si
parla invece di contusione cerebrale; questa può
essere lieve qualora vi sia una semplice
soffusione emorragica (coma stadio I) o grave
qualora siano presenti focolai necrotici diffusi
(coma stadio II, III, IV). Qualora al trauma
cranico si accompagnasse un fenomeno emorragico
si avrebbe la formazione di un ematoma;
l'ematoma può essere di localizzazione
intracerebrale, sottodurale o extradurale.
L'ematoma intracerebrale è dovuto alla raccolta
ematica all'interno del parenchima
intracerebrale,l’ematoma subdurale è formato da
sangue coagulato tra aracnoide e dura madre
mentre l’ematoma extradurale o epidurale è
dovuto alla rottura delle arterie meningee tra
la scatola cranica e la dura madre.
TRAUMA TORACICO
I traumi
del torace, in base all'eziologia, possono
essere suddivisi in traumi aperti i traumi
chiusi. I traumi aperti sono dovuti a ferite da
oggetti appuntiti o a ferite d'arma da fuoco; in
questo caso l'agente traumatico mette in
comunicazione l'ambiente esterno con il cavo
pleurico. I traumi chiusi sono, invece, la
conseguenza di impatti violenti del corpo contro
un ostacolo fisso, oppure risultato di una
lesione inferta da un oggetto contendente che
causa la frattura delle coste senza ledere la
cute. Il trauma toracico può presentarsi a vari
livelli di gravità a partire da semplici
fratture riguardanti la gabbia toracica fino a
un interessamento generale degli organi in essa
contenuti. Le condizioni più gravi possono
mettere in pericolo la vita del paziente per
mezzo di tre modalità fisiopatologiche:
l'insufficienza respiratoria, lo shock
emorragico e lo shock cardiogeno.
L'insufficienza respiratoria è dovuta
generalmente alla formazione di uno pneumotorace
aperto o a una contusione polmonare o ancora ad
una lesione che interessi la trachea o i grossi
bronchi. Lo pneumotorace è la conseguenza
diretta di una ferita penetrante del torace, da
oggetto appuntito o d'arma da fuoco, che crea
una comunicazione tra l'ambiente esterno e lo
spazio pleurico; in questo caso si assiste al
collasso completo del parenchima polmonare. Il
trattamento in questa condizione consiste nella
chiusura immediata della ferita con una
medicazione sterile e successivamente alla
sutura chirurgica. La contusione polmonare è una
lesione abbastanza frequente in corso di trauma
toracico chiuso; il paziente presenta dispnea,
dolore toracico e a volte anche tosse: il
trattamento in questo caso si basa sulla
semplice somministrazione di ossigeno. Le
lesioni della trachea e dei grossi bronchi sono
generalmente provocate da ferite penetranti a
livello del collo o del torace superiore; il
trattamento prevede in questo caso la
somministrazione di ossigeno e l'intervento
chirurgico di urgenza. Lo shock emorragico è
dovuto generalmente alla formazione di un
emotorace; con tale termine s'intende la
raccolta di sangue a livello dello spazio
pleurico comunemente dovuta ad una ferita
penetrante che lede i vasi della circolazione
sistemica o polmonare. Il trattamento si basa
sulla correzione delle alterazioni circolatorie
e ventilatorie attraverso la somministrazione di
ossigeno e liquidi nel tentativo di far
rientrare lo shock ipovolemico.Lo shock
cardiogeno è dovuto generalmente all'istaurarsi
di un tamponamento cardiaco vale a dire un
acculo di liquido all'interno del sacco
pericardico che comporta una compressione del
cuore delle sue cavità, impossibilitate a
contrarsi regolarmente e a distendersi per
raccogliere il sangue refluo. Si determina così
in una situazione di grave insufficienza
cardiocircolatoria con scompenso cardiaco e
riduzione della portata sanguigna.
TRAUMA ADDOMINALE
Anche
per quanto riguarda i traumi addominali si
riconoscono traumi aperti e traumi chiusi;
generalmente i traumi aperti sono il risultato
di ferite d'arma da fuoco e di ferite provocate
da oggetti appuntiti o taglienti, mentre i
traumi chiusi sono molto frequenti in caso di
incidenti stradali. Per la diversa
vulnerabilità, il diverso meccanismo
patogenetico e per le diverse conseguenze delle
lesioni, i visceri addominali possono essere
distinti in tre gruppi:
1)
organi parenchimatosi: reni, fegato, milza,
pancreas, surreni
2)
organi cavi: stomaco, intestino, vie biliari,
vie urinarie
3)
strutture portanti: mesi, pieghe peritoneali
Lesioni
al fegato o alla milza risultano generalmente di
notevole gravità questo perché il fegato è un
organo molto fragile che va facilmente incontro
a spappolamento determinando una severa
emorragia e la milza è un organo riccamente
irrorato che qualora danneggiato determina anche
esso un'emorragia grave. Per quanto riguarda lo
stomaco pur essendo questo un organo
superficiale è generalmente meno colpito
rispetto agli altri in quanto durante un
incidente vi è un istintiva flessione
dell'addome che protegge proprio tale organo.
Anche l'intestino se interessato dal trauma e
perforato può determinare gravi complicanze
dovute fondamentalmente alla fuoriuscita di
materiale che va ad infettare la membrana
peritoneale (peritonite). Le contusioni che
possono verificarsi in caso di trauma addominale
sono generalmente molto più gravi delle semplici
ferite in quanto possono determinare la
formazione di emorragie interne con deposito di
sangue nel cavo peritoneale ed eventuale shock
da trauma addominale.
LE
CICATRICI
La
cicatrice è un tessuto neoformato che garantisce
la riparazione di una lesione, traumatica o
patologica, che interrompa la continuità della
cute; per cicatrizzazione s'intende il processo
naturale di riparazione dei tessuti che abbiano
subito una lesione, grazie all'intensa
congestione dei vasi della zona lesionata che
aumenta l'apporto un di fibrina e sostanze
nutritive per le cellule interessate; a seconda
delle modalità con cui tale processo s'instaura
si parlerà di cicatrizzazione per prima o
seconda intenzione. Si parla di cicatrizzazione
per prima intenzione quando i bordi della ferita
sono vicini o facilmente avvicinabili per mezzo
di graffe o punti di sutura. Nella
cicatrizzazione per prima intenzione lo spazio
tra i margini della ferita viene inizialmente
invaso da plasma, leucociti e macrofagi; inizia
a questo punto il processo di coaugulazione del
plasma con produzioni di fibrina; nella fibrina
sono presenti fibroblasti e cellule endoteliali
che vanno a formare ponti tra i due margini
della ferita con deposizione di tessuto
connettivo che diventa sempre più compatto per
l'addensamento delle fibrille determinando così
la formazione del tessuto cicatriziale. Si parla
di cicatrizzazione per seconda intenzione
allorché i bordi della ferita non sono
avvicinabili a causa della sostanziosa perdita
di liquidi al livello della ferita stessa. In
questo caso s'instaurano fenomeni essudativi che
inducono fuoriuscita di plasma e leucociti tra i
bordi della ferita; a questo livello si ha
formazione di tessuto di granulazione simile a
connettivo embrionale, caratterizzato da
leucociti neutrofili, fibroblasti e poliblasti
(macrofagi), che col passare del tempo
determinerà la formazione di tessuto
cicatriziale alquanto esteso e deformante. La
cicatrizzazione per seconda intenzione può
essere cheloidea o ipertrofica: è cheloidea
quando si ha eccessiva formazione di tessuto
cicatriziale con consistenza abbastanza dura,
rilevata rispetto alla superficie cutanea e di
dimensioni maggiori rispetto alla lesione
iniziale; è ipertrofica quando invece la
cicatrice rimane circoscritta all'aria della
lesione originaria con colorito rosso vino per
abbondanza di vasi che traspaiono.