|
FISIOPATOLOGIA DELLE USTIONI
L'ustione è una lesione locale o diffusa
caratterizzata dalla distruzione di parte del
rivestimento cutaneo e delle strutture
sottostanti. Tale lesione può essere prodotta da
agenti termici (solidi, gassosi, liquidi), da
agenti elettrici, da agenti chimici (acidi) o
ancora ad opera di radiazioni. La gravità della
lesione dipende dalla durata di applicazione
dell' agente essendo chiaramente la lesione più
grave per un tempo di applicazione del calore
prolungato, e ancora dipende dalla profondità
della lesione. Questo tipo di lesione si produce
generalmente nel corso di incidenti sul lavoro,
o di incidenti domestici o ancora in corso di
incidenti automobilistici laddove si sviluppi un
incendio.
Le ustioni possono essere distinte in base alla
loro gravità in diversi gradi. Abbiamo ustioni
da scottatura solare (I grado) che determinano
una desquamazione superficiale dell'epidermide;
questo tipo di ustione colpisce più
frequentemente soggetti di carnagione chiara che
presentano una minore quantità di melanina al
livello epidermico (la melanina è un pigmento
prodotto da particolari cellule tegumentarie
dette melanociti che ha un'azione protettiva nei
confronti dei raggi solari). L'ustione di I°
grado si manifesta con un rossore diffuso e con
un'ipersensibilità cutanea (segno della fossetta
= se comprimiamo la regione dell'ustione questa
diventa bianca e poi si ricolora rapidamente).
Abbiamo ancora ustioni cosiddette di grado vero
(II grado) che si suddividono a loro volta in
ustioni superficiali e profonde. Quelle
superficiali sono quelle che non determinano
interessamento della membrana basale di Malpighi
vale a dire lo strato ondulato più profondo
dell'epidermide caratterizzato dai cheratinociti.
Quelle profonde si distinguono a loro volta in
leggere e pesanti; si parla di ustioni profonde
leggere quando vi è un interessamento della
membrana basale di Malpighi al livello delle
creste mentre si parla di ustioni profonde
pesanti allorché l'intera membrana basale di
Malpighi sia compromessa. L'ustione di II° grado
si manifesta con la formazione di una flittene,
vale a dire una tumefazione bullosa translucida
riempita di liquido chiaro o rosato che
esacerbera dolore atroce al contatto.
Abbiamo ancora ustioni con distruzione di
epidermide e derma (III grado); queste si
manifestano con formazione di una cotenna
pergamenacea di colore bruno-scuro, spesso
insensibile, al di sotto della quale si
intravedono le vene sottostanti coagulate, come
se fossero state disegnate a matita. Dopo circa
dieci giorni si verifica la caduta dell'escara
(placca di tessuto alterato che si forma quando
un processo necrotizzante come un'ustione
colpisce la cute); il tessuto sottostante può
assumere sanguina azione, irregolarità e
disordinata vascolarizzazione.
Infine allorché vi sia un interessamento oltre
che dell'epidermide e del derma, anche delle
aponevrosi, dei muscoli e delle ossa si parla di
carbonizzazione (IV grado).
Per quanto riguarda la fisiopatologia
determinata da un'ustione questa prevede
innanzitutto l'alterazione della permeabilità
capillare con formazione di essudato sieroso che
si raccoglie in bolle chiamate flitteni nelle
ustioni superficiali e con formazione di un
essudato plasmatico seguito da un edema
interstiziale sotto- e perilesionale nelle
ustioni più profonde;l'edema interstiziale
determina una condizione di ipovolemia, vale a
dire una riduzione del volume plasmatico
circolante, cui segue una anossia tissutale e
quindi uno shock ipovolemico. I sintomi
principali di uno shock ipovolemico secondario
ad un'ustione severa sono sete, pallore,
dispnea, diminuzione della pressione arteriosa,
agitazione, nausea, vomito ed emoconcentrazione
vale a dire un aumento della percentuale della
parte corpuscolata del sangue in seguito a
perdita liquidi. Al 3°-4° giorno del paziente
ospedalizzato in condizione di ipovolemia
l'organismo comincerà a reagire nel tentativo di
favorire il riassorbimento dell'edema; in questa
fase bisognerà stare attenti a non
sovraccaricare il cuore in quanto si corre il
rischio di determinare un edema polmonare acuto
e di determinare una compromissione del rene il
quale non sarà in grado di attuare la sua
filtrazione fisiologica e reagirà con un'anuria
da eccesso di diluizione. A questa fase può
subentrare intorno al 7°- 8° giorno il
cosiddetto male degli ustionati che si manifesta
con un'insufficienza epatica severa e
soprattutto con l'instaurarsi di una infezione
al livello dell'ustione (causa del 50% dei
decessi per ustioni) e con una denutrizione da
deficienza proteica.
Agli esami di laboratorio si ha una diminuzione
dei globuli rossi, un aumento dei globuli
bianchi, una diminuzione della ionemia (Na+, K+,
Cl-), una diminuzione della filtrazione renale a
livello glomerulare con conseguente aumento
dell'urea (l'urea aumenta perchè aumenta
l'utilizzazione delle proteine in corso di shock
e quindi è incrementato il metabolismo
proteico), aumento della glicemia, una
ipoproteinemia nel tentativo di mantenere la
pressione oncotica più o meno fisiologica.
Molto frequenti sono le ustioni da caustici che
determinano compromissioni dell'esofago; si
tratta di lesioni da acidi o sostanze alcaline
quali soda e ammoniaca. Queste sostanze possono
determinare lesioni necrotiche della mucosa
dell'esofago o lesioni profonde della
sottomucosa e della tunica muscolare; la
cicatrizzazione della lesione determina una
fibrosi parietale con conseguente stenosi
esofagea principalmente al livello dei
restringimenti fisiologici di tale organo.
Queste stenosi dell'esofago da ustioni da
caustici determinano dolore retrosternale,
disfagia (difficoltà alla deglutizione) ed
eventuale shock. |