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Intervista al prof Gallo

Protagonista della nostra intervista è, per questo mese, un professore che riesce a parlare di arte e di pazzia con un fascino che lascia estasiati. Docente di una materia non da tutti amata, il prof Gallo si racconta e ci lascia entrare nel suo mondo con estrema simpatia ed autoironia. Riassumere l'intervista in poche righe sul giornalino è stato arduo, ecco ora on-line la versione integrale, vi consiglio vivamente di leggerla.


 

Prof, cominciamo con gli  interessi personali:
.Qual è l’ ultimo libro che ha letto e/o il suo libro preferito?
Sto leggendo in questi giorni, ce l’ho in borsa e lo leggo in metropolitana, Gomorra. Quello che ho finito di leggere qualche giorno fa è l’Enigma dei numeri primi. E' un libro splendido, assolutamente privo di formule, che riesce a spiegare una delle ipotesi più complicate, che è la teroria dei numeri, in un modo che sembra un libro giallo, bellissimo.

Legge spesso di questi generi qui?
Leggo un po’ di tutto, ad esempio sono un accanito lettore di fumetti! In lista d’attesa ho il libro di Bobbio “Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza.”, poi il libro di Amartya Sen sulla “identità e violenza” perché ritengo che un’eccessiva identità sia solo fonte di una violenza e di rifiuto dell’altro, assolutamente non utile al dialogo tra le persone… ma anche i grandi classici da salotto, insomma mi piace leggere di tutto.


. Per quel che riguarda il cinema?
Beh, io sono un cinefilo accanito. Ho organizzato cineforum da ragazzo per molto tempo, sono andato una volta alla mostra di Venezia , insomma mi diverte moltissimo andare al cinema.

L’ultimo film che ha visto?
L’ultimo film che ho visto non mi è piaciuto granchè ed è “La stella che non c’è” di Gianni Amelio. Ho visto questi ultimi italiani che mi sono piaciuti, ho visto anche “La sconosciuta” di Tornatore che è un film tosto, ma mi è piaciuto, è uno di quei film noiosi e impegnativi… ma a me, ad esempio, piace molto il cinema francese, che è molto pesante ma, io parto dal presupposto di essere un tipo pesante!!! Anche da giovane amavo i film francesi, mi piace molto quel modo di raccontare che è molto europeo, molto vicino a noi. Mi diverte il cinema americano ma è troppo tronfio. L’anno scorso sono stato in giuria al Napoli Film Festival, nella giuria di Ateneapoli, furono gli studenti che mi proposero ed io, con sommo dispiacere…(ride), no dai, feci una cosa seria, mi vidi tutti i film e feci le mie valutazioni.


. Quale genere di musica ascolta?
Beh, io canto, cominciamo da questo. Canto nel Coro Polifonico Universitario, e mi piace da sempre, sono 12 anni ormai che sono nel coro.

Come è nata questa passione?
Come è nata? E’ nata da sempre… io ho cantato ad 11 matrimoni, eravamo io ed un mio amico, che fa il giudice a Milano, ma anche lui ha fatto canto con me, ha fatto teatro con me etc., e cantavamo insieme ai matrimoni (lui è un tenore ed io un baritono), e mi piace da sempre, infatti quando ero all’università fumavo la pipa ed ho smesso perché mi sono reso conto che dava fastidio al cantare..quindi canto da sempre..canto persino i cartelloni pubblicitari!!!


. Ha un particolare hobby?
A parte questi??! (ride) beh, già questi ti impegnano non poco, ma l’altro che è rimasto fuori dalle domande è il teatro. Ho fatto teatro da giovane e per diversi anni e mi piace molto anche leggerlo, anche se oggi il teatro è troppo televisivo, è troppo con tempi corti, e ancora una volta (e di questo mi dovrei vergognare un pochino) ancora oggi mi diverto a mettere insieme amici, alla mia veneranda età, e fare spettacoli. L’ultimo l’ho fatto a Luglio, per i 50 anni di mia moglie, abbiamo fatto questa festa e ho messo in scena una parodia di Edoardo: ho riletto il testo, tanto per cominciare, scritto il testo, perché devo fare tutti i centoni, scegliere le canzoni e cambiare le parole, fare la regia, organizzare i materiali per fare le basi (e mi ha aiutato un amico musicista, un professionista, perché un professionista ci vuole in mezzo a tutta questa marmaglia, pazzissimo come me), organizzare la scenografia, prendere in internet le varie cose…sei mesi per scrivere il testo, sei mesi per le prove per fare un solo atto.

 

.Domanda strana: avendo la possibilità di partire ora,dove andrebbe?e perchè?
Certamente in Europa. Dove? Forse… a me piace molto la Francia, ma dico Germania o Austria perché non ci sono mai stato.

 

Prof parliamo ora di  problemi etici:
. cosa ne pensa dell'attuale legislazione relativa all'aborto?
Beh, io ho cominciato come ostetrico prima di passare alla Statistica Medica, e non solo dichiarai di non essere obiettore di coscienza, ma in un  dibattito che ci fu proprio in questa Facoltà , mi sembra con una ginecologa napoletana molto nota, difesi la legittimità della legge sull’aborto nei confronti di molti attacchi e mi sono sempre comportato coerentemente per qualche anno che ho fatto il Ginecologo. Ritengo che sia una necessità , dalla formazione cattolica che ho ricevuto, non mi sento di parlare di un diritto, non è mai un piacere, è sempre una sofferenza, una decisione tosta soprattutto per la donna, e dobbiamo avere rispetto per questa sofferenza. Il discorso etico entra in gioco quando ci sono valori conflittuali tra di loro: quando uno è un valore e l’altro non lo è , è facile scegliere, quando hai valori a confronto entrambi validi, devi porti il problema della scelta e qui entrano in gioco le tue opinioni, o cerchi di capire il più possibile le ragioni dell’altro, ma devi prendere una decisione, non puoi rimanere paralizzato dalla contrapposizione. In questo caso la mia scelta è ritenere che l’aborto sia normale e inevitabile, sia una necessità e come tale va accettata.

 

.E per quel che riguarda la fecondazione assistita?
Sulla fecondazione avete un mio documento sul sito. La mia opinione rimane quella: è una vergogna la normativa che abbiamo adesso, una cosa assolutamente vergognosa, inaccettabile, che impone dei valori ad altri che non hanno il dovere di condividerli, per lo stesso meccanismo dell’aborto: se ho questa posizione sull’aborto, a maggior ragione ho questa posizione per quel che riguarda la riproduzione assistita. Per tutti i punti che erano all’ordine del giorno, a suo tempo, nella normativa per la riproduzione assistita, se ci fosse un dubbio poteva esserci sul discorso delle staminali, perché tutto sommato porre degli ostacoli significa cercare delle alternative che siano praticabili, ma sono state fatte delle scelte che io trovo assolutamente assurde, inaccettabili.


. Cosa ne pensa dell'eutanasia?
Eutanasia…il problema è che il termine eutanasia prende troppa roba. Purtroppo non è facile prendere una decisione, sono cose diverse..probabilmente occorre un’articolazione maggiore del discorso rispetto a quella che viene fatta oggi molto banalmente con il caso Welby, in linea di principio io sono favorevole, ritengo che la persona abbia diritto a essere arbitro della propria vita. I problemi sono grossi però, non è così semplice, non si risolve così banalmente: se io vedo uno che si ammazza , anche se so che lui ha il diritto di farlo, cerco di fermarlo non dico “la vita è tua fanne quello che ti pare!”, insomma è facile essere contraddittori nel dare una risposta, non ce l’ho delle risposte inscatolate e valide in ogni circostanza , anche perché l’eutanasia spesso prevede anche il coinvolgimento altrui , del medico per esempio: è difficile chiedere al medico di fare qualcosa che vada contro quello che è l’insegnamento della medicina. Ciò che invece io trovo molto poco nell’insegnamento della medicina è la rimozione della morte: nella facoltà di Medicina parliamo di malattia, di terapie, ma la morte è rimossa, come se non esistesse, come se di fronte alla morte, nel momento in cui cessano le tue capacità di intervento in campo medico, tu hai finito di essere medico, ma non è vero, il tuo ruolo continua, probabilmente in maniera frustrante perché non hai spazi per agire in senso positivo, significa un po’ riconoscere di aver falitto, ma noi non siamo Dio, moriamo tutti prima o poi, falliamo se sbagliamo nel fare le cose, ma non se una persona muore. Io credo che il confronto bioetico sia fondamentale: la misura dell’efficacia del medico (una volta proiettavo anche un lucido su questo, spesso invado campi che non sono i miei) è quella di rispettare la dignità del malato nel momento della morte. Aiutare il malato a morire non vuol dire dargli la morte, ma rispettarlo nella morte. A me sembra che tutto questo sia fuori dalla facoltà di Medicina, la morte esiste solo per il certificato di Medicina Legale. Anche con gli studenti, s eio parlo di morte, vedo vari atteggiamenti più o meno apotropaici, ma noi non possiamo fare finta che non esista. E’ ovvio che il ragazzo non pensi alla morte, è ragionevole, è giusto che sia così… qualche giorno fa facevamo un convegno sul fumo, si parlava di mortalità… ma io dissi “scusate ma se dite ad un ragazzo di 17 anni che il fumo uccide quello si preoccupa?” ma non gliene può fregar di meno! Al limite gli puoi dire, se è vero, perché al terrorismo io francamente non credo, “guarda che il fumo rovina la pelle, può ridurre la potenza sessuale” e cos’ via, ma se gli dici che può morire 10 anni prima e che invece che ad 80 anni può morire a 70, a lui non gliene può fregar di meno! Si può quindi cercare di usare dei linguaggi che siano più recepibili e lasciare poi il giudizio alla sua libera scelta. Io credo molto nel diritto delle persone di poter scegliere chi essere.

 

. Cosa ne pensa della divisione delle droghe in leggere e pesanti?.
Io non ho mai fumato nemmeno uno spinello, quindi non lo so bene in realtà. Quando ero ragazzo, una volta, andai con degli amici in un campeggio vicino Siracusa, era uno di quei convegni che si facevano nei primi anni 70, mi offrirono del fumo, ed io dissi “no, non fumo” non pensando minimamente potesse essere uno spinello, sono molto ingenuo da questo punto di vista. So benissimo che c’è una differenza tra droghe leggere e pesanti sul piano tecnico, che poi diventa discriminante,e che è la dipendenza, danno cioè una dipendenza molto inferiore rispetto a quella che può dare una sigaretta o lo stesso alcool… la nostra dipendenza si ha in molte cose, e non è solo la dipendenza dalla sostanza farmaoclogica. Ho un atteggiamento fortemente ostile nei confronti di tutte le altre forme di tossicodipendenza: eroina, cocaina, amfetamine, ecstasy, LSD… non ho idea di cosa si usi oggi, ma non ha senso dire questa è buona e l’altra no, perchè se il discorso è quello della dipendenza, puoi fare una gradazione nei termini di quanto ti impegna e ruba della tua personalità, è questo quello che mi turba. Il fatto che io faccia una gradazione non vuol dire che una vada legalizzata e l’altra no perché , che io sappia mia figlia non lo fa, se sapessi che si buca, morirei, se sapessi che si è fumata uno spinello, non morirei. Un po’ mi preoccuperei, cercherei di capire cosa fare o dove ci sono stati dei buchi da colmare. Temo molto il meccanismo economico esterno, camorristico, che finisce per pesare sui ragazzi, non voglio essere moralistico, però per pesare sui ragazzi perché mancano altre modalità di gratificazione. Credo di aver letto a riguardo, tempo fa, qualcosa di Michele Serra: è stupido dire “guarda la droga fa male etc etc.”, è vero, non è tutto sbagliato dirlo, però renditi conto che in certe circostanze, soprattutto quando le provi le prime volte , stai bene, stai meglio, chi non ha altri interessi o modi di provare gratificazione, cerca questa forma di gratificazione, si mette sulla china senza sapere dove si arriva. Banale è dire di costruire dei percorsi per cui ci sia la possibilità di creare una gratificazione. Quando ero io ragazzo eravamo in un momento completamente diverso. Avevo 18 anni nel 69. Ho vissuto molto il momento di cambiamento forte, ma in quegli stessi anni io ho fatto teatro, con i miei amici avevamo un teatro tutto per noi e tutte le sere mettevamo in scena delle commedie, facevamo le regie, discutevamo tra di noi e se non avevamo niente da fare, prendevamo delle pizze e ce le portavamo in teatro, stavamo benissimo e non avevamo bisogno di altre forme surrogate di gratificazione. Non so se ho dato una risposta alla domanda, però leggendo e sentendo di molti che vedono nella liberalizzazione il meccanismo per tagliare il circuito economico camorristico di criminalità organizzata che è alla base della tossicodipendenza, pur sapendo che è così, per me è inaccettabile che lo Stato possa permettersi di distribuire la droga.

 

Capitolo passato oscuro
. aveva una materia preferita quando era al liceo?

Io ero un secchione, non ero un granchè maturo, studiavo di tutto ma non perché mi piacesse, perché lo dovevo studiare. Non avevo una materia preferita. Forse lingue, infatti il dubbio era tra Medicina e Lingue, io adoro le lingue straniere, le leggo e le sento come musica. Il francese ha una musicalità straordinaria. Quello che ho fatto però veramente male, ma veramente male, praticamente non ho fatto, e mi dispiace tanto perché non ho più avuto tempo di recuperare, è la filosofia (ho fatto il Liceo Scientifico). L’ho fatta malissimo. Avevo un insegnante pessimo, e a quell’età ti va bene un docente che non chiede molto, poi ti accorgi che ti rende più povero, ed io sono più povero. Poi ho provato a leggere dei libri, anche con  fatica, ma non sono riuscito a finirli, e mi rendo conto che avrei voluto avere più strumenti per poterli capire.
. Quindi non c’era una materia che non le piaceva?
No, nessuna, al Liceo studiavo perché dovevo studiare.

.Poi cosa è successo, come è arrivato a diventare professore?Beh, per uno strano percorso. Non avevo nessuna intenzione di fare l’universitario, volevo fare l’ostetrico perché io sono un tipo riflessivo, speculativo e non operativo, mi piaceva lavorare, riflettere sulle problematiche ginecologiche piuttosto che operare: sarei stato un pessimo chirurgo. Però negli ultimi anni della mia carriera un universitaria sono stato attivo membro di medicina democratica. C’era allora  Maccacaro, il direttore di Statistica Medica di Milano, uno dei fondatori di medicina democratica (il 12 gennaio c’è il trentennale del direttore Maccacaro). Ho letto molto di Maccacaro, in quanto medicina democratica,( era anche responsabile della collana “Medicina e Potere” di Feltrinelli) perché scriveva in un modo fantastico, usava le parole giuste, tu leggevi una parola e capivi perfettamente il concetto, mi piaceva molto, e lì ho sentito dire per la prima volta Statistica Medica, però volevo fare il ginecologo ma non mi piaceva come funzionava la Facoltà di Medicina, mi mancava il metodo: avevo un sacco di nozioni ma non sapevo come organizzarle. Quindi, non essendo entrato alla Specializzazione di Ginecologica, mi sono guardato un po’ in giro: vidi nella prima parte della mia pratica medica che mi mancavano questi strumenti e ci voleva qualcosa che me li desse: assolutamente  per caso apriì un vecchio giornale dell’Ordine dei Medici, (“Il Medico d’Italia”) perché io non butto mai niente, l’unico giornale che ho buttato senza nemmeno leggerlo è “Leadership Medica” ma solo perché già il titolo era insostenibile; e vidi che c’era la scuola di perfezionamento in Statistica Sanitaria a Roma, pensai “Statistica Medica” = Maccacaro = capacità di leggere con lucidità i problemi, e così mi iscrivo, ma non volevo fare lo statistico, volevo imparare gli strumenti di metodo statistici per fare meglio il medico, per questo io sono assolutamente convinto che serva, per fare meglio il medico e ho cominciato a frequentare la scuola, e lì sono stato folgorato, ho deciso di dedicarmi alla statistica medica, non mi sono mai specializzato, non ho mai sostenuto gli esami finali perché ho cominciato subito a lavorare sul campo. Ho deciso quindi di dedicarmi a questa cosa che non è molto comune, sia perché sono pochi gli statistici medici, sia perché sono ancora di meno i medici che decidono di fare statistica medica e questa, evidentemente, è stata poi la mia fortuna: è stato un salto nel buio ma nel momento in cui ho deciso che questa cosa mi piaceva, ho lasciato la ginecologia, anche se, dopo un anno da questa decisione, sono stato chiamato dall’ospedale di Arezzo a fare l’assistente ginecologo. E’ stata dura rifiutare ma ho rinunciato e ho preso questa strada.

 Vorrei raccontare un piccolo aneddoto molto importante per me studente.

Io, studente di Medicina, proposi presuntuosamente una tesi di Laurea (volevo laurearmi in Ostetricia e Ginecologia): “Contraccezione e pianificazione familiare”, mi piaceva molto l’idea ma ero presuntuoso perché, non conoscendo allora l’inglese (avevo fatto francese), non ero in grado di farla, e mi trovai molto in difficoltà soprattutto perché il mio tutore ne sapeva meno di me in quanto fu un titolo che proposi io. Mi resi conto abbastanza rapidamente della mia presunzione, non ero in grado di svolgere quella tesi. Scrissi allora a Maccacaro, medicina democratica, che non avevo mai visto né conosciuto: mi presentai, scrissi del problema, e chiesi se mi sapeva indirizzare verso qualcuno che poteva aiutarmi o darmi dei suggerimenti. Maccacaro mi rispose. Ho ancora conservata la sua lettera ed è tra le cose che tengo più care.
Mi rispose: “mi dispiace ma in questo momento sono ricoverato in ospedale con una gamba rotta, non so nulla di questo argomento , potrebbe darle una mano il prof etc. etc,” , fu per me un’emozione esagerata essere considerato una “persona”: uno che non ti conosce, non sa chi sei, sei dall’altra parte dell’ Italia, le lettere si perdono… e trova tempo di pensare a te! Poi lasciai perdere perché mi resi conto di non essere in grado e feci una tesi qualsiasi, ma questo episodio è stato molto importante per me. Non ho mai conosciuto Maccacaro ma ha fatto parte di me intellettualmente e umanamente, anche se pare avesse un caratteraccio tremendo e fosse severissimo, ma avere un caratteraccio non vuol dire non rispettare le persone, è una cosa diversa.

 

. Se dovesse spiegare in poche parole cos'è per lei la sua materia?
La mia materia è quella che è più vicina all’approccio clinico, che più delle altre fornisce strumenti per riflettere clinicamente sui problemi, per essere consapevoli e non solo informati, per imparare a conoscere i limiti della medicina e i limiti propri in quanto medico. Questo credo sia fondamentale. In passato ho anche avuto contrasti con altri ordinari di medicina, perché per altri diventa una cosa tecnica, meccanica, insegnare la statistica, io credo sia anche importante insegnare a pensare , e imparare a porre le domande: trovare le risposte è più facile, imparare a porre le domande è molto più difficile. E la Statistica dà l’approccio a tutto questo… prima o poi scriverò un libro, adesso sto ancora riflettendo come insegnare!!! Prima o poi scriverò questo libro e lo intitolerò “La conoscenza imperfetta” perché tutto quello che noi sappiamo è comunque imperfetto e non solo perché non sappiamo tutto, ma anche perché quello che sappiamo è comunque imperfetto. Per grandi linee credo sia questo il contributo che la mia materia può dare all’insegnamento della medicina, anche se molte volte la Statistica viene insegnata pensando alla ricerca. Per il ricercatore è senza dubbio indispensabile, ma serve anche a chi non fa ricerca, per valutare in modo autonomo i risultati della ricerca senza soggiacere ai risultati che vengono passivamente dall’esterno.

 .A proposito di ricerca: cosa ne pensa della ricerca in Italia e a che posto ci collochiamo a livello internazionale?
Direi non male. C’è di certo un estremo squilibrio: parlare di ricerca è parlare di tutto: ci sono alcuni aspetti per cui siamo molto ben posizionati anche nell’ambito della Medicina e altre per cui siamo assolutamente scadenti. Sicuramente si fa poco per la ricerca, senza capire che è un investimento per il futuro, però sono convinto che , a volte, la mancanza di fondi è un alibi perché in alcune circostanze si può fare ricerca anche con pochi fondi.

 .Secondo lei cosa non funziona della Sanità in Campania?
Non voglio dire tutto, ma si rischia di essere o populisti o demagoghi. Io credo che a livello politico manchi un sistema serio ed accurato di valutazione. Ci sono cose che funzionano meglio, cose che vanno malissimo, ci sono di certo inefficienze e sprechi ma questo non credo sia solo della Sanità in Campania. Io non sono di quello che dicono che la politica non ci deve entrare perché le decisioni sono politiche, però quando la politica entra in gioco come potere e non come decisione rappresentativa allora le cose non funzionano più. Associato a questo c’è la mancanza di un sistema di valutazione: se io non valuto e non mantengo ciò che funziona punendo ciò che non funziona, viene meno il diritto – dovere di creare un circolo virtuoso. I manager vengono valutati per quello che sono o se non funzionano da una parte vengono mandati da un’altra parte? I criteri di valutazione ci devono essere e devono essere stabiliti a monte in modo da essere conosciuti da tutti coloro che agiscono per poi giudicare a valle le responsabilità delle persone e valutare le inefficienze ai vari livelli.

 .E in questa Università cosa non funziona?
A parte le difficoltà territoriali, la dislocazione sui vari Poli, io posso parlare sul piano didattico. La didattica in questa Facoltà ha avuto un miglioramento straordinario , Delrio ha fatto moltissimo, anche se c’è ancora molto da fare. Sono utili diverse cose: migliorare la rete di trasmissione delle informazioni, riuscire ad avviare un sistema in cui l’offerta formativa sia chiara nei tempi giusti (la guida dello studente non può uscire a Gennaio!), superare quelle difformità di valutazione tra corso di Napoli e di Caserta per le tesi di laurea, va migliorata la didattica formativa nell’arco della giornata, va migliorata la riflessione bioetica… insomma piccole cose che fanno la differenza. La facoltà di Medicina può migliorare, perché io credo sia più avanti di dieci anni rispetto alle altre facoltà perché per prima ha messo in moto un meccanismo di cambiamento.

A me piacerebbe molto ci fosse più integrazione tra gli insegnamenti, ma non siamo pronti né noi docenti, né gli studenti, che vogliono lo schemetto, la ricettina da imparare e ripetere all’esame… e comunque ci devono essere dei meccanismo di valutazione più forti, più presenti.

 .Prof cosa consiglia agli studenti che vorrebbero intraprendere la sua stessa strada?
Beh, li accoglierei a braccia aperte!!! Vuol dire che sono sufficientemente pazzi e la pazzia è una cosa bellissima.
Cosa potrei consigliare? Più importante di tutto è l’entusiasmo, la voglia di fare. Io non credo ci siano studenti migliori in una materia piuttosto che in un’altra: lo studente che ha voglia , che è curioso, riesce in tutto. Questo vorrei vedere in uno studente. Se venisse nella mia direzione, ha già preso la sua decisione: nn è una scelta conformista, comune: già questo sarebbe motivo di interesse da parte mia, poi la scelta implica il fatto che questo ipotetico studente mi ha già conosciuto e mi accetta così come sono, tosto. In più tra qualche anno la statistica sanitaria rientrerà tra le scuole di specializzazione di Medicina.
Gli chiederei di venirmi a parlare, per conoscerlo , capire i suoi interessi, e capire soprattutto in che direzione vuole andare.
Per fare carriera universitaria ci vuole poi un sacco di fortuna. Io sono un ottimista e ho fatto un salto nel buio. Ho scelto e mi è andata bene in tempi ragionevolmente breve: mi trovo ordinario a 55 anni, che non è male. Ci vuole fortuna e pazienza, tanto le cose possono andare bene, tanto si rischia di rimanere al traino e non trovare strada. Oggi chi vuole mettersi su questo percorso deve essere molto flessibile, a fare delle rinunce e andare anche fuori, ma le gratificazioni sono tante. Io sono fortunato, faccio il lavoro che mi piace fare, insegno.

 .Per lei cosa vuol dire insegnare?
Vuol dire trasmettere,ma non tanto le cose, ma le mie conoscenze, i miei salti logici, e condividerle con gli altri. Più che la nozione, che è stupida e di legge, è il ragionamento che vorrei trasmettere. Una volta una ragazza mi disse “Professore lei ha dato un’anima ai numeri” e mi piacque tantissimo questa cosa perché  non sono numeri, sono informazione, conoscenza, sono uno strumento come un altro, non l’unico e non il migliore, per conoscere un po’ di più. Riuscire a trasferire in parte questa mia voglia di conoscenza è per me un piacere estetico prima ancora che un fatto produttivo i n assoluto. Sono contento se gli altri, gli studenti in primis, recepiscano quello che dico, poi possono non essere d’accordo. A me piace guardare in faccia gli studenti mentre faccio lezione perché voglio vedere occhi attenti, anche difficoltà nel capire cosa dico, mi distrae, trovo intollerabile quello che da fastidio, quello sguardo di scherno per dire “non mi frega niente di quello che stai dicendo e te lo voglio far vedere”, questo mi scombussola, mi fa imbestialire.

 .Cosa consiglia agli studenti per arrivare alla laurea breve e presto?
Devono faticare moltissimo. E’ sciocco dire di studiare, è banale. Posso dire una cosa che non so se funziona sempre, ma funziona con me: di interagire di più col docente, dirompergli di più le scatole. Si è tropo timidi, si ha vergogna, timore di fare brutta figura: non è così e non deve essere così. La facoltà funziona solo se c’è interazione tra docente e studente. Bisogna ragionare, discutere. Io preferisco dire di meno, sono disposto a ridurre il programma se vedo che c’è voglia di capire determinate cose, è più importante che gli studenti capiscano più che imparino. Vedo differenze tra i diversi anni: gli studenti del primo anno hanno un certi livello di interesse, magari ti fermano alla fine della lezione per dirti cose che , se avessero detto in aula, avrebbero interessato tutti, ti chiedono chiarimenti sull’esercizio, ma c’è interazione. Al terzo anno già comincia la presunzione, già ci si sente al di sopra, e questo non mi piace.

 Prof, grazie per il suo tempo.

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Sito ideato e realizzato da:

Santino Cuomo, Lea Bonfiglio

Col patrocinio del Presidente del Corso di Laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi di Napoli