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Intervista
al prof Gallo
Protagonista della nostra intervista è, per
questo mese, un professore che riesce a parlare
di arte e di pazzia con un fascino che lascia
estasiati. Docente di una materia non da tutti
amata, il prof Gallo si racconta e ci lascia
entrare nel suo mondo con estrema simpatia ed
autoironia. Riassumere l'intervista in poche
righe sul giornalino è stato arduo, ecco ora
on-line la versione integrale, vi consiglio
vivamente di leggerla.

Prof, cominciamo con gli interessi personali:
.Qual è l’ ultimo libro che ha letto e/o il suo
libro preferito?
Sto leggendo in questi giorni, ce l’ho in borsa
e lo leggo in metropolitana, Gomorra.
Quello che ho finito di leggere qualche giorno
fa è l’Enigma dei numeri primi. E' un
libro splendido, assolutamente privo di formule,
che riesce a spiegare una delle ipotesi più
complicate, che è la teroria dei numeri, in un
modo che sembra un libro giallo, bellissimo.
Legge spesso di questi generi qui?
Leggo un po’ di tutto, ad esempio sono un
accanito lettore di fumetti! In lista d’attesa
ho il libro di Bobbio “Giuro
di esercitare la medicina in libertà e
indipendenza.”,
poi il libro di Amartya Sen sulla “identità e
violenza” perché ritengo che un’eccessiva
identità sia solo fonte di una violenza e di
rifiuto dell’altro, assolutamente non utile al
dialogo tra le persone… ma anche i grandi
classici da salotto, insomma mi piace leggere di
tutto.
. Per quel che riguarda il cinema?
Beh, io sono un cinefilo accanito. Ho
organizzato cineforum da ragazzo per molto
tempo, sono andato una volta alla mostra di
Venezia , insomma mi diverte moltissimo andare
al cinema.
L’ultimo film che ha visto?
L’ultimo film che ho visto non mi è piaciuto
granchè ed è “La stella che non c’è” di
Gianni Amelio. Ho visto questi ultimi italiani
che mi sono piaciuti, ho visto anche “La
sconosciuta” di Tornatore che è un film tosto,
ma mi è piaciuto, è uno di quei film noiosi e
impegnativi… ma a me, ad esempio, piace molto il
cinema francese, che è molto pesante ma, io
parto dal presupposto di essere un tipo
pesante!!! Anche da giovane amavo i film
francesi, mi piace molto quel modo di raccontare
che è molto europeo, molto vicino a noi. Mi
diverte il cinema americano ma è troppo tronfio.
L’anno scorso sono stato in giuria al Napoli
Film Festival, nella giuria di Ateneapoli,
furono gli studenti che mi proposero ed io, con
sommo dispiacere…(ride), no dai, feci una
cosa seria, mi vidi tutti i film e feci le mie
valutazioni.
. Quale genere di musica ascolta?
Beh, io canto, cominciamo da questo. Canto nel
Coro Polifonico Universitario, e mi piace da
sempre, sono 12 anni ormai che sono nel coro.
Come è nata questa passione?
Come è nata? E’ nata da sempre… io ho cantato ad
11 matrimoni, eravamo io ed un mio amico, che fa
il giudice a Milano, ma anche lui ha fatto canto
con me, ha fatto teatro con me etc., e cantavamo
insieme ai matrimoni (lui è un tenore ed io un
baritono), e mi piace da sempre, infatti quando
ero all’università fumavo la pipa ed ho smesso
perché mi sono reso conto che dava fastidio al
cantare..quindi canto da sempre..canto persino i
cartelloni pubblicitari!!!
. Ha un particolare hobby?
A parte questi??! (ride) beh, già questi
ti impegnano non poco, ma l’altro che è rimasto
fuori dalle domande è il teatro. Ho fatto teatro
da giovane e per diversi anni e mi piace molto
anche leggerlo, anche se oggi il teatro è troppo
televisivo, è troppo con tempi corti, e ancora
una volta (e di questo mi dovrei vergognare un
pochino) ancora oggi mi diverto a mettere
insieme amici, alla mia veneranda età, e fare
spettacoli. L’ultimo l’ho fatto a Luglio, per i
50 anni di mia moglie, abbiamo fatto questa
festa e ho messo in scena una parodia di
Edoardo: ho riletto il testo, tanto per
cominciare, scritto il testo, perché devo fare
tutti i centoni, scegliere le canzoni e cambiare
le parole, fare la regia, organizzare i
materiali per fare le basi (e mi ha aiutato un
amico musicista, un professionista, perché un
professionista ci vuole in mezzo a tutta questa
marmaglia, pazzissimo come me), organizzare la
scenografia, prendere in internet le varie
cose…sei mesi per scrivere il testo, sei mesi
per le prove per fare un solo atto.
.Domanda strana: avendo la possibilità di
partire ora,dove andrebbe?e perchè?
Certamente in Europa. Dove? Forse… a me piace
molto la Francia, ma dico Germania o Austria
perché non ci sono mai stato.
Prof parliamo ora di problemi etici:
. cosa ne pensa dell'attuale legislazione
relativa all'aborto?
Beh, io ho cominciato come ostetrico prima di
passare alla Statistica Medica, e non solo
dichiarai di non essere obiettore di coscienza,
ma in un dibattito che ci fu proprio in questa
Facoltà , mi sembra con una ginecologa
napoletana molto nota, difesi la legittimità
della legge sull’aborto nei confronti di molti
attacchi e mi sono sempre comportato
coerentemente per qualche anno che ho fatto il
Ginecologo. Ritengo che sia una necessità ,
dalla formazione cattolica che ho ricevuto, non
mi sento di parlare di un diritto, non è mai un
piacere, è sempre una sofferenza, una decisione
tosta soprattutto per la donna, e dobbiamo avere
rispetto per questa sofferenza. Il discorso
etico entra in gioco quando ci sono valori
conflittuali tra di loro: quando uno è un valore
e l’altro non lo è , è facile scegliere, quando
hai valori a confronto entrambi validi, devi
porti il problema della scelta e qui entrano in
gioco le tue opinioni, o cerchi di capire il più
possibile le ragioni dell’altro, ma devi
prendere una decisione, non puoi rimanere
paralizzato dalla contrapposizione. In questo
caso la mia scelta è ritenere che l’aborto sia
normale e inevitabile, sia una necessità e come
tale va accettata.
.E per quel che riguarda la fecondazione
assistita?
Sulla fecondazione avete un mio documento sul
sito. La mia opinione rimane quella: è una
vergogna la normativa che abbiamo adesso, una
cosa assolutamente vergognosa, inaccettabile,
che impone dei valori ad altri che non hanno il
dovere di condividerli, per lo stesso meccanismo
dell’aborto: se ho questa posizione sull’aborto,
a maggior ragione ho questa posizione per quel
che riguarda la riproduzione assistita. Per
tutti i punti che erano all’ordine del giorno, a
suo tempo, nella normativa per la riproduzione
assistita, se ci fosse un dubbio poteva esserci
sul discorso delle staminali, perché tutto
sommato porre degli ostacoli significa cercare
delle alternative che siano praticabili, ma sono
state fatte delle scelte che io trovo
assolutamente assurde, inaccettabili.
. Cosa ne pensa dell'eutanasia?
Eutanasia…il problema è che il termine eutanasia
prende troppa roba. Purtroppo non è facile
prendere una decisione, sono cose diverse..probabilmente
occorre un’articolazione maggiore del discorso
rispetto a quella che viene fatta oggi molto
banalmente con il caso Welby, in linea di
principio io sono favorevole, ritengo che la
persona abbia diritto a essere arbitro della
propria vita. I problemi sono grossi però, non è
così semplice, non si risolve così banalmente:
se io vedo uno che si ammazza , anche se so che
lui ha il diritto di farlo, cerco di fermarlo
non dico “la vita è tua fanne quello che ti
pare!”, insomma è facile essere contraddittori
nel dare una risposta, non ce l’ho delle
risposte inscatolate e valide in ogni
circostanza , anche perché l’eutanasia spesso
prevede anche il coinvolgimento altrui , del
medico per esempio: è difficile chiedere al
medico di fare qualcosa che vada contro quello
che è l’insegnamento della medicina. Ciò che
invece io trovo molto poco nell’insegnamento
della medicina è la rimozione della morte: nella
facoltà di Medicina parliamo di malattia, di
terapie, ma la morte è rimossa, come se non
esistesse, come se di fronte alla morte, nel
momento in cui cessano le tue capacità di
intervento in campo medico, tu hai finito di
essere medico, ma non è vero, il tuo ruolo
continua, probabilmente in maniera frustrante
perché non hai spazi per agire in senso
positivo, significa un po’ riconoscere di aver
falitto, ma noi non siamo Dio, moriamo tutti
prima o poi, falliamo se sbagliamo nel fare le
cose, ma non se una persona muore. Io credo che
il confronto bioetico sia fondamentale: la
misura dell’efficacia del medico (una volta
proiettavo anche un lucido su questo, spesso
invado campi che non sono i miei) è quella di
rispettare la dignità del malato nel momento
della morte. Aiutare il malato a morire non vuol
dire dargli la morte, ma rispettarlo nella
morte. A me sembra che tutto questo sia fuori
dalla facoltà di Medicina, la morte esiste solo
per il certificato di Medicina Legale. Anche con
gli studenti, s eio parlo di morte, vedo vari
atteggiamenti più o meno apotropaici, ma noi non
possiamo fare finta che non esista. E’ ovvio che
il ragazzo non pensi alla morte, è ragionevole,
è giusto che sia così… qualche giorno fa
facevamo un convegno sul fumo, si parlava di
mortalità… ma io dissi “scusate ma se dite ad un
ragazzo di 17 anni che il fumo uccide quello si
preoccupa?” ma non gliene può fregar di meno! Al
limite gli puoi dire, se è vero, perché al
terrorismo io francamente non credo, “guarda che
il fumo rovina la pelle, può ridurre la potenza
sessuale” e cos’ via, ma se gli dici che può
morire 10 anni prima e che invece che ad 80 anni
può morire a 70, a lui non gliene può fregar di
meno! Si può quindi cercare di usare dei
linguaggi che siano più recepibili e lasciare
poi il giudizio alla sua libera scelta. Io credo
molto nel diritto delle persone di poter
scegliere chi essere.
. Cosa ne pensa della divisione delle droghe
in leggere e pesanti?.
Io non ho mai fumato nemmeno uno spinello,
quindi non lo so bene in realtà. Quando ero
ragazzo, una volta, andai con degli amici in un
campeggio vicino Siracusa, era uno di quei
convegni che si facevano nei primi anni 70, mi
offrirono del fumo, ed io dissi “no, non fumo”
non pensando minimamente potesse essere uno
spinello, sono molto ingenuo da questo punto di
vista. So benissimo che c’è una differenza tra
droghe leggere e pesanti sul piano tecnico, che
poi diventa discriminante,e che è la dipendenza,
danno cioè una dipendenza molto inferiore
rispetto a quella che può dare una sigaretta o
lo stesso alcool… la nostra dipendenza si ha in
molte cose, e non è solo la dipendenza dalla
sostanza farmaoclogica. Ho un atteggiamento
fortemente ostile nei confronti di tutte le
altre forme di tossicodipendenza: eroina,
cocaina, amfetamine, ecstasy, LSD… non ho idea
di cosa si usi oggi, ma non ha senso dire questa
è buona e l’altra no, perchè se il discorso è
quello della dipendenza, puoi fare una
gradazione nei termini di quanto ti impegna e
ruba della tua personalità, è questo quello che
mi turba. Il fatto che io faccia una gradazione
non vuol dire che una vada legalizzata e l’altra
no perché , che io sappia mia figlia non lo fa,
se sapessi che si buca, morirei, se sapessi che
si è fumata uno spinello, non morirei. Un po’ mi
preoccuperei, cercherei di capire cosa fare o
dove ci sono stati dei buchi da colmare. Temo
molto il meccanismo economico esterno,
camorristico, che finisce per pesare sui
ragazzi, non voglio essere moralistico, però per
pesare sui ragazzi perché mancano altre modalità
di gratificazione. Credo di aver letto a
riguardo, tempo fa, qualcosa di Michele Serra: è
stupido dire “guarda la droga fa male etc etc.”,
è vero, non è tutto sbagliato dirlo, però
renditi conto che in certe circostanze,
soprattutto quando le provi le prime volte ,
stai bene, stai meglio, chi non ha altri
interessi o modi di provare gratificazione,
cerca questa forma di gratificazione, si mette
sulla china senza sapere dove si arriva. Banale
è dire di costruire dei percorsi per cui ci sia
la possibilità di creare una gratificazione.
Quando ero io ragazzo eravamo in un momento
completamente diverso. Avevo 18 anni nel 69. Ho
vissuto molto il momento di cambiamento forte,
ma in quegli stessi anni io ho fatto teatro, con
i miei amici avevamo un teatro tutto per noi e
tutte le sere mettevamo in scena delle commedie,
facevamo le regie, discutevamo tra di noi e se
non avevamo niente da fare, prendevamo delle
pizze e ce le portavamo in teatro, stavamo
benissimo e non avevamo bisogno di altre forme
surrogate di gratificazione. Non so se ho dato
una risposta alla domanda, però leggendo e
sentendo di molti che vedono nella
liberalizzazione il meccanismo per tagliare il
circuito economico camorristico di criminalità
organizzata che è alla base della
tossicodipendenza, pur sapendo che è così, per
me è inaccettabile che lo Stato possa
permettersi di distribuire la droga.
Capitolo passato oscuro
. aveva una materia preferita quando era al
liceo?
Io ero un secchione, non ero un granchè maturo,
studiavo di tutto ma non perché mi piacesse,
perché lo dovevo studiare. Non avevo una materia
preferita. Forse lingue, infatti il dubbio era
tra Medicina e Lingue, io adoro le lingue
straniere, le leggo e le sento come musica. Il
francese ha una musicalità straordinaria. Quello
che ho fatto però veramente male, ma veramente
male, praticamente non ho fatto, e mi dispiace
tanto perché non ho più avuto tempo di
recuperare, è la filosofia (ho fatto il Liceo
Scientifico). L’ho fatta malissimo. Avevo un
insegnante pessimo, e a quell’età ti va bene un
docente che non chiede molto, poi ti accorgi che
ti rende più povero, ed io sono più povero. Poi
ho provato a leggere dei libri, anche con
fatica, ma non sono riuscito a finirli, e mi
rendo conto che avrei voluto avere più strumenti
per poterli capire.
. Quindi non c’era una materia che non le
piaceva?
No, nessuna, al Liceo studiavo perché dovevo
studiare.
.Poi cosa è successo, come è arrivato a
diventare professore?Beh,
per uno strano percorso. Non avevo nessuna
intenzione di fare l’universitario, volevo fare
l’ostetrico perché io sono un tipo riflessivo,
speculativo e non operativo, mi piaceva
lavorare, riflettere sulle problematiche
ginecologiche piuttosto che operare: sarei stato
un pessimo chirurgo. Però negli ultimi anni
della mia carriera un universitaria sono stato
attivo membro di medicina democratica. C’era
allora Maccacaro, il direttore di Statistica
Medica di Milano, uno dei fondatori di medicina
democratica (il 12 gennaio c’è il trentennale
del direttore Maccacaro). Ho letto molto di
Maccacaro, in quanto medicina democratica,( era
anche responsabile della collana “Medicina e
Potere” di Feltrinelli) perché scriveva in un
modo fantastico, usava le parole giuste, tu
leggevi una parola e capivi perfettamente il
concetto, mi piaceva molto, e lì ho sentito dire
per la prima volta Statistica Medica, però
volevo fare il ginecologo ma non mi piaceva come
funzionava la Facoltà di Medicina, mi mancava il
metodo: avevo un sacco di nozioni ma non sapevo
come organizzarle. Quindi, non essendo entrato
alla Specializzazione di Ginecologica, mi sono
guardato un po’ in giro: vidi nella prima parte
della mia pratica medica che mi mancavano questi
strumenti e ci voleva qualcosa che me li desse:
assolutamente per caso apriì un vecchio
giornale dell’Ordine dei Medici, (“Il Medico
d’Italia”) perché io non butto mai niente,
l’unico giornale che ho buttato senza nemmeno
leggerlo è “Leadership Medica” ma solo perché
già il titolo era insostenibile; e vidi che
c’era la scuola di perfezionamento in Statistica
Sanitaria a Roma, pensai “Statistica Medica” =
Maccacaro = capacità di leggere con lucidità i
problemi, e così mi iscrivo, ma non volevo fare
lo statistico, volevo imparare gli strumenti di
metodo statistici per fare meglio il medico, per
questo io sono assolutamente convinto che serva,
per fare meglio il medico e ho cominciato a
frequentare la scuola, e lì sono stato
folgorato, ho deciso di dedicarmi alla
statistica medica, non mi sono mai
specializzato, non ho mai sostenuto gli esami
finali perché ho cominciato subito a lavorare
sul campo. Ho deciso quindi di dedicarmi a
questa cosa che non è molto comune, sia perché
sono pochi gli statistici medici, sia perché
sono ancora di meno i medici che decidono di
fare statistica medica e questa, evidentemente,
è stata poi la mia fortuna: è stato un salto nel
buio ma nel momento in cui ho deciso che questa
cosa mi piaceva, ho lasciato la ginecologia,
anche se, dopo un anno da questa decisione, sono
stato chiamato dall’ospedale di Arezzo a fare
l’assistente ginecologo. E’ stata dura rifiutare
ma ho rinunciato e ho preso questa strada.
Vorrei raccontare un piccolo aneddoto molto
importante per me studente.
Io, studente di Medicina, proposi
presuntuosamente una tesi di Laurea (volevo
laurearmi in Ostetricia e Ginecologia):
“Contraccezione e pianificazione familiare”, mi
piaceva molto l’idea ma ero presuntuoso perché,
non conoscendo allora l’inglese (avevo fatto
francese), non ero in grado di farla, e mi
trovai molto in difficoltà soprattutto perché il
mio tutore ne sapeva meno di me in quanto fu un
titolo che proposi io. Mi resi conto abbastanza
rapidamente della mia presunzione, non ero in
grado di svolgere quella tesi. Scrissi allora a
Maccacaro, medicina democratica, che non avevo
mai visto né conosciuto: mi presentai, scrissi
del problema, e chiesi se mi sapeva indirizzare
verso qualcuno che poteva aiutarmi o darmi dei
suggerimenti. Maccacaro mi rispose. Ho ancora
conservata la sua lettera ed è tra le cose che
tengo più care.
Mi rispose: “mi dispiace ma in questo momento
sono ricoverato in ospedale con una gamba rotta,
non so nulla di questo argomento , potrebbe
darle una mano il prof etc. etc,” , fu per me
un’emozione esagerata essere considerato una
“persona”: uno che non ti conosce, non sa chi
sei, sei dall’altra parte dell’ Italia, le
lettere si perdono… e trova tempo di pensare a
te! Poi lasciai perdere perché mi resi conto di
non essere in grado e feci una tesi qualsiasi,
ma questo episodio è stato molto importante per
me. Non ho mai conosciuto Maccacaro ma ha fatto
parte di me intellettualmente e umanamente,
anche se pare avesse un caratteraccio tremendo e
fosse severissimo, ma avere un caratteraccio non
vuol dire non rispettare le persone, è una cosa
diversa.
. Se dovesse spiegare in poche parole cos'è
per lei la sua materia?
La mia materia è quella che è più vicina
all’approccio clinico, che più delle altre
fornisce strumenti per riflettere clinicamente
sui problemi, per essere consapevoli e non solo
informati, per imparare a conoscere i limiti
della medicina e i limiti propri in quanto
medico. Questo credo sia fondamentale. In
passato ho anche avuto contrasti con altri
ordinari di medicina, perché per altri diventa
una cosa tecnica, meccanica, insegnare la
statistica, io credo sia anche importante
insegnare a pensare , e imparare a porre le
domande: trovare le risposte è più facile,
imparare a porre le domande è molto più
difficile. E la Statistica dà l’approccio a
tutto questo… prima o poi scriverò un libro,
adesso sto ancora riflettendo come insegnare!!!
Prima o poi scriverò questo libro e lo
intitolerò “La conoscenza imperfetta” perché
tutto quello che noi sappiamo è comunque
imperfetto e non solo perché non sappiamo tutto,
ma anche perché quello che sappiamo è comunque
imperfetto. Per grandi linee credo sia questo il
contributo che la mia materia può dare
all’insegnamento della medicina, anche se molte
volte la Statistica viene insegnata pensando
alla ricerca. Per il ricercatore è senza dubbio
indispensabile, ma serve anche a chi non fa
ricerca, per valutare in modo autonomo i
risultati della ricerca senza soggiacere ai
risultati che vengono passivamente dall’esterno.
.A
proposito di ricerca: cosa ne pensa della
ricerca in Italia e a che posto ci collochiamo a
livello internazionale?
Direi non male. C’è di certo un estremo
squilibrio: parlare di ricerca è parlare di
tutto: ci sono alcuni aspetti per cui siamo
molto ben posizionati anche nell’ambito della
Medicina e altre per cui siamo assolutamente
scadenti. Sicuramente si fa poco per la ricerca,
senza capire che è un investimento per il
futuro, però sono convinto che , a volte, la
mancanza di fondi è un alibi perché in alcune
circostanze si può fare ricerca anche con pochi
fondi.
.Secondo
lei cosa non funziona della Sanità in Campania?
Non voglio dire tutto, ma si rischia di essere o
populisti o demagoghi. Io credo che a livello
politico manchi un sistema serio ed accurato di
valutazione. Ci sono cose che funzionano meglio,
cose che vanno malissimo, ci sono di certo
inefficienze e sprechi ma questo non credo sia
solo della Sanità in Campania. Io non sono di
quello che dicono che la politica non ci deve
entrare perché le decisioni sono politiche, però
quando la politica entra in gioco come potere e
non come decisione rappresentativa allora le
cose non funzionano più. Associato a questo c’è
la mancanza di un sistema di valutazione: se io
non valuto e non mantengo ciò che funziona
punendo ciò che non funziona, viene meno il
diritto – dovere di creare un circolo virtuoso.
I manager vengono valutati per quello che sono o
se non funzionano da una parte vengono mandati
da un’altra parte? I criteri di valutazione ci
devono essere e devono essere stabiliti a monte
in modo da essere conosciuti da tutti coloro che
agiscono per poi giudicare a valle le
responsabilità delle persone e valutare le
inefficienze ai vari livelli.
.E
in questa Università cosa non funziona?
A parte le difficoltà territoriali, la
dislocazione sui vari Poli, io posso parlare sul
piano didattico. La didattica in questa Facoltà
ha avuto un miglioramento straordinario , Delrio
ha fatto moltissimo, anche se c’è ancora molto
da fare. Sono utili diverse cose: migliorare la
rete di trasmissione delle informazioni,
riuscire ad avviare un sistema in cui l’offerta
formativa sia chiara nei tempi giusti (la guida
dello studente non può uscire a Gennaio!),
superare quelle difformità di valutazione tra
corso di Napoli e di Caserta per le tesi di
laurea, va migliorata la didattica formativa
nell’arco della giornata, va migliorata la
riflessione bioetica… insomma piccole cose che
fanno la differenza. La facoltà di Medicina può
migliorare, perché io credo sia più avanti di
dieci anni rispetto alle altre facoltà perché
per prima ha messo in moto un meccanismo di
cambiamento.
A me piacerebbe molto ci fosse più integrazione
tra gli insegnamenti, ma non siamo pronti né noi
docenti, né gli studenti, che vogliono lo
schemetto, la ricettina da imparare e ripetere
all’esame… e comunque ci devono essere dei
meccanismo di valutazione più forti, più
presenti.
.Prof
cosa consiglia agli studenti che vorrebbero
intraprendere la sua stessa strada?
Beh, li accoglierei a braccia aperte!!! Vuol
dire che sono sufficientemente pazzi e la pazzia
è una cosa bellissima.
Cosa potrei consigliare? Più importante di tutto
è l’entusiasmo, la voglia di fare. Io non credo
ci siano studenti migliori in una materia
piuttosto che in un’altra: lo studente che ha
voglia , che è curioso, riesce in tutto. Questo
vorrei vedere in uno studente. Se venisse nella
mia direzione, ha già preso la sua decisione: nn
è una scelta conformista, comune: già questo
sarebbe motivo di interesse da parte mia, poi la
scelta implica il fatto che questo ipotetico
studente mi ha già conosciuto e mi accetta così
come sono, tosto. In più tra qualche anno la
statistica sanitaria rientrerà tra le scuole di
specializzazione di Medicina.
Gli chiederei di venirmi a parlare, per
conoscerlo , capire i suoi interessi, e capire
soprattutto in che direzione vuole andare.
Per fare carriera universitaria ci vuole poi un
sacco di fortuna. Io sono un ottimista e ho
fatto un salto nel buio. Ho scelto e mi è andata
bene in tempi ragionevolmente breve: mi trovo
ordinario a 55 anni, che non è male. Ci vuole
fortuna e pazienza, tanto le cose possono andare
bene, tanto si rischia di rimanere al traino e
non trovare strada. Oggi chi vuole mettersi su
questo percorso deve essere molto flessibile, a
fare delle rinunce e andare anche fuori, ma le
gratificazioni sono tante. Io sono fortunato,
faccio il lavoro che mi piace fare, insegno.
.Per
lei cosa vuol dire insegnare?
Vuol dire trasmettere,ma non tanto le cose, ma
le mie conoscenze, i miei salti logici, e
condividerle con gli altri. Più che la nozione,
che è stupida e di legge, è il ragionamento che
vorrei trasmettere. Una volta una ragazza mi
disse “Professore lei ha dato un’anima ai
numeri” e mi piacque tantissimo questa cosa
perché non sono numeri, sono informazione,
conoscenza, sono uno strumento come un altro,
non l’unico e non il migliore, per conoscere un
po’ di più. Riuscire a trasferire in parte
questa mia voglia di conoscenza è per me un
piacere estetico prima ancora che un fatto
produttivo i n assoluto. Sono contento se gli
altri, gli studenti in primis, recepiscano
quello che dico, poi possono non essere
d’accordo. A me piace guardare in faccia gli
studenti mentre faccio lezione perché voglio
vedere occhi attenti, anche difficoltà nel
capire cosa dico, mi distrae, trovo
intollerabile quello che da fastidio, quello
sguardo di scherno per dire “non mi frega niente
di quello che stai dicendo e te lo voglio far
vedere”, questo mi scombussola, mi fa
imbestialire.
.Cosa
consiglia agli studenti per arrivare alla laurea
breve e presto?
Devono faticare moltissimo. E’ sciocco dire di
studiare, è banale. Posso dire una cosa che non
so se funziona sempre, ma funziona con me: di
interagire di più col docente, dirompergli di
più le scatole. Si è tropo timidi, si ha
vergogna, timore di fare brutta figura: non è
così e non deve essere così. La facoltà funziona
solo se c’è interazione tra docente e studente.
Bisogna ragionare, discutere. Io preferisco dire
di meno, sono disposto a ridurre il programma se
vedo che c’è voglia di capire determinate cose,
è più importante che gli studenti capiscano più
che imparino. Vedo differenze tra i diversi
anni: gli studenti del primo anno hanno un certi
livello di interesse, magari ti fermano alla
fine della lezione per dirti cose che , se
avessero detto in aula, avrebbero interessato
tutti, ti chiedono chiarimenti sull’esercizio,
ma c’è interazione. Al terzo anno già comincia
la presunzione, già ci si sente al di sopra, e
questo non mi piace.
Prof,
grazie per il suo tempo.
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