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Infezioni_Acute
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Infezioni acute dell’apparato respiratorio: inquadramento generale

L’apparato respiratorio per le sue caratteristiche anatomo-funzionali è molto esposto all’ambiente esterno per cui è suscettibile di contrarre frequentemente infezioni da parte dei microrganismi con cui viene ripetutamente in contatto.

Esistono numerose classificazioni dei processi infettivi a carico dell’apparato respiratorio; le due più comuni sono su base topografica o su base eziologica.

Dal punto di vista topografico va fatta una prima distinzione fra vie aeree superiori (con limite alle corde vocali), vie aeree inferiori che comprendono il tratto che va dalle corde vocali fino alle ultime terminazioni bronchiali e parenchima polmonare.

Infezioni delle vie aeree superiori:

1.       raffreddore comune

2.       sinusite

3.       otite

4.       faringite

5.       laringite

Infezioni delle vie aeree inferiori:

1.       tracheite

2.       bronchite

3.       bronchiolite

Infezioni del parenchima polmonare:

1.       polmoniti

La classificazione su base eziologia distingue i processi acuti in : infezioni da batteri, da virus, da micobatteri, da miceti, da parassiti e protozoi.

 

Tracheiti e Bronchiti

Processo infiammatorio acuto, di solito ad eziologia infettiva, meno frequentemente causato da inalazione di sostanze irritanti.

Di solito l’eziologia è di tipo virale, anche se frequentemente all’infezione virale si sovrappone in sequenza diretta una localizzazione batterica. L’eziologia virale è di solito la norma in età pediatrica, anche se a tutte le età il processo può esordire direttamente come un’infezione batterica.

Fra i virus i più frequentemente responsabili sono i V. influenzali e parainfluenzali; molto frequente nell’età giovane-adulta l’eziologia da patogeni atipici (mycoplasma pneumoniae, clamydia pneumoniae, bordetella pertussis); nelle persone più anziane predomina l’eziologia batterica (streptococco pneumoniae, haemophilus influenzae, moraxella catharralis).

La mucosa respiratoria si presenta congesta, iperemica, edematosa, con distruzione più o meno completa delle ciglia vibratili.

Sintomatologia: l’esordio è di solito acuto con febbre medio-elevata, tosse inizialmente secca e stizzosa. Il sintomo più caratteristico delle tracheiti è il bruciore retrosternale. L’espettorato, assente nelle prime ore, può comparire in seguito ed assumere caratteristiche francamente purulente in corso di infezione batterica. Raramente è presente dispnea: solitamente si manifesta nei soggetti già compromessi dal punto di vista funzionale o nei soggetti che tendono a sviluppare broncospasmo.

Dal punto di vista obiettivo i processi che interessano la trachea sono in genere silenti, mentre le bronchiti presentano un reperto ascoltatorio caratterizzato da rumori umidi (rantoli a grosse, medie, piccole bolle) e/o secchi (fischi, sibili, gemiti).

Il decorso si esaurisce, in genere, entro 4/8 giorni con prognosi favorevole.

I processi virali guariscono di solito spontaneamente (consigliati antinfiammatori e sedativi della tosse); le forme ad eziologia batterica possono richiedere la somministrazione di antibiotici.

Bronchioliti

Il processo infiammatorio interessa i bronchioli terminali, là dove scompaiono le strutture cartilaginee e le ghiandole sottomucose.

Il termine di bronchiolite è di tipo anatomopatologico ed indica la presenza di tessuto di granulazione nelle piccole vie aeree con successiva cicatrizzazione e distruzione dei bronchioli.

La forma acuta è considerata una malattia della prima infanzia in genere causata dal Virus respiratorio sinciziale; di solito colpisce soggetti fra i 6 ed i 24 mesi; meno frequente con l’aumentare dell’età, rara nell’adulto.

Nell’adulto,oltre che rara, la bronchiolite non è grave e decorre con guarigione spesso spontanea.

Dopo incubazione di 2/8 gg, la malattia esordisce con sintomi a carico delle vie aeree superiori, febbre e tosse. Nelle forme più importanti può esservi dispnea, tachipnea, wheezing.

L’esame obiettivo può essere negativo, a volte sono presenti rumori secchi ed umidi sui due emitoraci.

Anche la radiografia è di solito normale, raramente sono presenti addensamenti parenchimali o segni di iperinflazione polmonare.

La dimostrazione del Virus respiratorio sinciziale può essere fatta con metodo ELISA sull’espettorato messo in coltura.

Il decorso è di solito benigno; la risoluzione si ottiene in 15/20 gg; talora persiste tosse secca e stizzosa per alcune settimane.

Polmoniti

Le polmoniti sono processi infiammatori, in genere, su base infettiva, che interessano direttamente il parenchima polmonare.

Possono essere classificate in vario modo.

La classificazione più attuale le distingue in polmoniti acquisite in comunità (CAP) e polmoniti nosocomiali (NP).

La classificazione che seguiremo distingue:

a.       polmonite tipica pneumococcica

b.       polmonite atipica.

La polmonite tipica, attualmente di osservazione molto rara a causa dell’impiego diffuso e precoce di antibiotici, è causata dallo streptococco pneumoniae o pneumococco, molto frequentemente presente come saprofita nelle prime vie aeree.

Il decorso naturale di questa forma è caratterizzato da 4 fasi evolutive ben definite:

1)      congestione: nelle prime 24 ore il processo infettivo, ad estensione lobare, comporta la presenza di batteri e leucociti con formazione di essudato nelle cavità alveolari;

2)      epatizzazione rossa: durante questa fase si realizza accumulo di eritrociti e leucociti che inglobano a livello alveolare pneumococchi e fibrina; il parenchima polmonare acquista macroscopicamente aspetto assai simile al parenchima epatico;

3)      epatizzazione grigia: durante questa fase si verifica la degradazione di neutrofili ed eritrociti, mentre prosegue la deposizione di fibrina e l’essudato si ritira progressivamente;

4)      risoluzione: l’essudato va incontro a colliquazione  ad opera dei macrofagi e diviene facilmente eliminabile.

 

La sintomatologia clinica inizia acutamente con febbre elevata e brividi; il paziente è molto sofferente, presenta cianosi, tachicardia, dolore puntorio toracico accentuato dagli atti respiratori profondi, dovuto alla compartecipazione pleurica. La tosse, inizialmente secca, diviene poi produttiva con espettorato muco-purulento, a volte rosato. E’ presente talora dispnea, specie se il soggetto presenta già di base un deficit della funzionalità respiratoria. Spesso all’esordio è presente Herpes labiale.

All’esame obiettivo si evidenzia ridotta motilità della parete toracica, specie nel lato sede del processo; alla palpazione si conferma la ridotta espansibilità toracica in corrispondenza del lobo colpito e si evidenzia  aumento del FVT (fremito vocale tattile); percussoriamente si reperta suono ottuso sulla proiezione toracica del lobo sede del processo; il reperto ascoltatorio è caratterizzato da rantoli crepitanti nella prima e nella quarta fase (crepitatio indux e crepitatio redux rispettivamente); nella seconda e terza fase è possibile ascoltare soffio bronchiale senza murmure vescicolare.

Radiologicamente è presente opacità ad estensione lobare; gli esami di laboratorio mostrano aumento della VES e leucocitosi neutrofila.

In epoca preantibiotica la guarigione avveniva in genere per crisi dopo 7/10 gg; non erano rari, comunque, i casi a prognosi infausta a causa di batteriemia e diffusione a distanza dell’infezione.

In epoca antibiotica è molto difficile osservare un quadro di polmonite tipica ad estensione lobare; molto frequenti sono invece i quadri di polmoniti in cui il territorio parenchimale interessato è di solito più piccolo di un lobo. Le polmoniti vengono attualmente distinte , come ricordato, in CAP e NP. Le prime si riscontrano nella popolazione generale e riconoscono in genere un’eziologia batterica da Gram positivi; le seconde colpiscono soggetti per vari motivi ospedalizzati e riconoscono in genere un’etiologia da Gram negativi, germi facilmente selezionati in ambito ospedaliero per il massivo uso di antibiotici.

Il quadro clinico non è sostanzialmente diverso da quello della polmonite, anche se frequentemente appare meno grave ed acuto. Spesso la malattia esordisce come un banale episodio influenzale che non va  guarigione nei tempi soliti: il persistere della tosse, dell’espettorazione purulenta e sovente una fastidiosa febbricola mettono sull’avviso il medico ed il paziente dell’eventualità di una polmonite; altre volte il riscontro può essere addirittura occasionale.

Febbre, tosse con modesta espettorazione purulenta o mucopurulenta, dispnea nei soggetti con deficit respiratorio sono i sintomi principali.

L’esame obiettivo, tranne nei quadri molto estesi, è povero di reperti; difficile repertare ipofonesi/ottusità toracica; spesso l’unico sintomo obiettivabile è costituito dai rantoli crepitanti in corrispondenza della sede del processo; nei casi in cui il processo è di piccole dimensioni  potrebbero non evidenziarsi segni obiettivi di localizzazione parenchimale.

La Rx standard evidenzia opacità a chiazza unica o multiple in base alle diverse localizzazioni.

Il decorso è in genere favorevole.

La complicanza più frequente in corso di polmonite è la comparsa di pleurite essudativa.

Polmonite atipica

Sotto la dizione di “polmonite atipica” sono compresi alcuni quadri di infezione parenchimale respiratoria sostenuti da patogeni intracellulari quali Mycoplasma Pneumoniae, Chlamydia pneumoniae, Legionella Pneumophila, ed alcuni virus respiratori (virus respiratorio sinciziale, V. influenzale A e B, V.parainfluenzale 1,2 e 3).

Nella polmonite tipica è prevalente l’accumulo di essudato e di cellule all’interno degli alveoli, mentre nelle forme atipiche, meglio dette interstiziali, l’infiltrazione infiammatoria è a carico dell’interstizio pericapillarealveolare e peribroncovascolare per cui l’alveolo appare in genere ben ventilato, almeno nelle fasi iniziali.

A parte le forme da Legionella che meritano una breve trattazione a parte, le altre forme presentano modalità cliniche di esordio, decorso e risoluzione molto simili per cui verranno trattate contemporaneamente.

Le forme atipiche colpiscono in genere soggetti di età giovane-adulta con modalità di esordio subacuta, prodromi di tipo influenzale e sintomi legati di solito ad un processo infettivo a carico delle vie aeree superiori; il sospetto di una localizzazione parenchimale nasce in genere per la mancata risoluzione di queste forme nei tempi abituali.

La sintomatologia è costituita in prevalenza da tosse poco o niente produttiva con febbricola e talora lieve dispnea da sforzo. L’obiettività toracica è negativa o consente di rilevare all’ascoltazione modesti rantoli crepitanti in sede mediobasale nei due emitoraci. Il quadro radiologico evidenzia reperti variabili che vanno da opacità sfumate di tipo reticolo-nodulare a localizzazioni più estese con interessamento diffuso peribronchiale. Se il soggetto presente dispnea è in genere presente ipossiemia arteriosa senza ipercapnia.

La diagnosi eziologica si basa sulla dimostrazione di anticorpi specifici nel siero; la sieroconversione si realizza, comunque, in non meno di 2/3 settimane.

Il decorso è generalmente favorevole; può essere utile somministrare antibiotici (macrolidi); molti quadri vanno incontro a risoluzione spontanea, anche se non velocissima.

Polmonite da Legionella

E’ una forma di polmonite generalmente grave, che in molti casi presenta prognosi infausta. E’ spesso accompagnata da manifestazioni sistemiche

Il periodo di incubazione oscilla fra i 2 ed 10 gg; l’esordio è graduale con malessere, cefalea, mialgie, anoressia, letargia e spesso manifestazioni intestinali con nausea, vomito e diarrea.

La tosse produce espettorazione  purulenta o emoftoica in circa un quarto dei pazienti. Nella fase di stato è presente febbre elevata con brividi. Fra le manifestazioni extrapolmonari sono frequenti segni a carico del sistema nervoso centrale, cuore (pericardite, miocardite) e rene (insufficienza renale).

La diagnosi si basa sull’isolamento del germe su terreni particolari; di solito si usa l’immunofluorescenza diretta (DFA) efficace se viene utilizzata su aspirato tracheale o bronchiale. La ricerca del germe può essere fatta anche su espettorato con sonde di DNA. E’ possibile anche ricercare gli antigeni della Legionella nelle urine con metodo ELISA, RIA o agglutinazione al lattice. Questo metodo, semplice e veloce, è disponibile solo per il sierotipo 1 e può dare falsi positivi in quanto l’antigene rimane presente nelle urine anche mesi dopo la guarigione.

Il quadro clinico radiologico è quello di una forma di polmonite importante.

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Sito ideato e realizzato da:

 Santino Cuomo, Lea Bonfiglio, Roberto Tortorella

 
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