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LA FEBBRE


L'uomo come tutti i mammiferi appartiene alla classe degli omeotermi vale a dire che la sua temperatura corporea rimane sempre costante intorno ai 37°C. La termogenesi è regolata dai centri ipotalamici che sono stimolati da impulsi di provenienza cutanea e da variazioni della temperatura ematica. Perché sia presente febbre è necessario che la temperatura corporea sia superiore ai 37 °C; questo avviene quando delle molecole chiamate pirogeni vanno a spostare il settaggio del centro regolatore dell'ipotalamo. Si parla invece di iperpiressia quando la temperatura corporea supera i 39, 5°C. I germi sono la causa più comune di febbre in quanto le loro molecole costituiscono i cosiddetti pirogeni esogeni; fondamentalmente però la temperatura viene spostata dai cosiddetti pirogeni endogeni cioè da molecole prodotte dall'organismo in risposta ai pirogeni esogeni. I principali pirogeni endogeni sono le citochine; il settaggio della temperatura è influenzato anche dalle prostaglandine Altre cause che possono determinare aumento della temperatura e quindi febbre sono l'interessamento dei centri ipotalamici in corso di traumi cranici o ancora l'eccessiva produzione di calore in infezioni quali quella tetanica. La rilevazione della temperatura corporea viene eseguita per mezzo di termometri graduati su una scala che va da 35° a 42° con ogni grado diviso in dieci frazioni. Esistono due scale di temperatura quella Celsius che individua il punto di fusione del ghiaccio a 0° e il punto di ebollizione dell'acqua a 100° e quella Farheneith che fa corrispondere ai 0° Celsius 32°F e ai 100° Celsius 211°F. Esistono due tipi di termometro quello a mercurio che da una rilevazione più precisa della temperatura corporea è quello elettrico che da una rilevazione meno precisa ma ha il vantaggio di una maggiore rapidità di rilievo; è stata varata comunque una norma europea che consente l'utilizzo dei termometri a mercurio fino al 2010 dopo di che questi dovranno essere sostituiti con quelli elettronici a causa del forte inquinamento del mercurio per l'ambiente. I principali punti di repere per la rilevazione della temperatura corporea sono il cavo ascellare e la regione inguinale o ancora il retto e la cavità orale; questi ultimi due punti di repere garantiscono una rilevazione della temperatura corporea più precisa e generalmente si osserva che al livello del retto e della cavità orale la temperatura è di circa 0,3-0, 5 °C più alta rispetto ai comuni punti di repere. La febbre ha un suo ritmo circadiano e per questo motivo va misurata almeno quattro volte al giorno, alle 8 del mattino, alle 12, alle 16 e infine alle 20. La febbre viene descritta da una curva detta curva termica che evidenzia gli aspetti qualitativi e quantitativi del fenomeno; la curva descrive l'andamento della temperatura corporea nelle varie fasi della malattia. In essa si distinguono tre fasi: l'innalzamento, il fastigio e la defervescenza.
L'innalzamento può essere lento o rapido in ragione di come avviene il risettaggio dei centri termoregolatori da parte di citochine e prostaglandine; l'innalzamento può essere subdolo e si estrinseca con una sensazione di calore o brusco e si estrinseca allora caratteristicamente con i brividi (contrazioni muscolari generalizzate).
La fase del fastigio e generalmente variabile.
La fase di defervescenza dipende essenzialmente da come avviene l'eliminazione dei pirogeni esogeni; la scomparsa della febbre può avvenire rapidamente, per crisi, o lentamente, per lisi.
Esistono dunque diversi tipi di febbre; le principali febbri di interesse chirurgico sono:
-la febbre continua: è una febbre che può salire fino a 38/ 39°C e che si mantiene stabile nei giorni con oscillazioni che non superano il grado °C; la febbre non scende mai al di sotto dei 37 °C. Il brivido che si riscontra è legato al fatto che il centro termoregolatore è improvvisamente settato a gradi più elevati per cui affinché l'organismo possa raggiungere la temperatura più alta si hanno contrazioni muscolari repentine (brivido). La febbre continua tende a cadere per crisi rapidamente. Questo tipo di febbre è caratteristica di infezioni batteriche acute e prende perciò il nome anche di febbre settica. Generalmente la sua risoluzione è secondaria alla somministrazione di antibiotici. Bisogna però ricordare che l'uso eccessivo e spropositato di antibiotici provoca la comparsa di sempre nuove forme batteriche e sempre più resistenti; alle volte l'uso di antibiotici è anche inadeguato in quanto il parassita è endocellulare come nel caso di virus e quindi l'antibiotico non solo non riesce a risolvere l'infezione ma addirittura determina un danno aumentando la resistenza di batteri saprofiti che normalmente si trovano nel nostro organismo. Quindi sarebbe buona norma condurre terapie antibiotiche mirate dopo eventuale batteriogramma per l'individuazione della specie batterica.
-la febbre remittente: è una febbre con oscillazioni che superano il grado °C senza mai raggiungere la defervescenza; i picchi si osservano generalmente di sera. È caratteristica dell'endocardite batterica subacuta, caratterizzata da un'infezione da streptococco b-emolitico che può causare la formazione di trombi sulle valvole cardiache.
-la febbre intermittente: è una febbre con oscillazioni molto ampie che possono scendere anche sotto i 37 °C. Anche questa febbre può essere di natura settica e si presenta con brivido e sudorazione. Il picco di temperatura si osserva generalmente nelle ore serali mentre la temperatura corporea al mattino è pressoché normale. È caratteristica ad esempio dell'ascesso epatico (raccolta di pus in cavità scavate nel fegato).

L'ipertermia è un innalzamento della temperatura corporea favorito da particolari condizioni ambientali (caldo e umidità), da un'eccessiva attività fisica, da un aumento del metabolismo corporeo con me nell'ipertiroidismo, che non si manifesta però con il risettaggio del centro termoregolatorio ipotalamico bensì è dovuto a condizioni che rendono difficile la termodispersione corporea.

 

 


Sito ideato e realizzato da:

Santino Cuomo, Lea Bonfiglio, Roberto Tortorella

Col patrocinio del Presidente del Corso di Laurea della Facoltà di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi di Napoli