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TANATOLOGIA
La tanatologia forense studia
il fenomeno della morte e le modificazioni cui
va incontro il corpo divenuto cadavere, allo
scopo di risolvere le questioni giudiziarie
amministrative e professionali che sono connesse
all’avvenimento stesso della morte.
FENOMENI CADAVERICI
Comprendono l’insieme dei cambiamenti della
struttura organica e dello stato fisico-chimico,
cui va incontro il corpo dopo la morte.
A SCOPO
DIDATTICO ESSI VENGONO SUDDIVISI IN :
ABIOTICI
-
perdita
della coscienza
-
perdita
della sensibilità
-
immediati
perdita della motilità
-
perdita
del tono muscolare
-
cessazione del circolo
-
cessazione del respiro
-
raffreddamento
-
disidratazione
-
consecutivi ipostasi
-
acidificazione
-
eccitabilità neuromuscolare
-
rigidità
cadaverica
TRASFORMATIVI
macerazione
conservativi o speciali mummificazione
saponificazione
coreificazione
FENOMENI ABIOTICI IMMEDIATI
I
fenomeni abiotici immediati fanno parte
integrante della fenomenologia della morte e
rappresentano i primi segni esteriori della
morte stessa, mostrando lo stato in cui viene
a trovarsi il corpo subito dopo la cessazione
delle attività vitali.
La
perdita della coscienza e delle altre facoltà
cerebrali superiori è il primo e più evidente
dei fenomeni che si manifestano al momento
della morte.
L’abolizione della sensibilità generale e
specifica è un altro aspetto indicativo del
cessare della funzione autonoma del sistema
nervoso centrale e pari significato hanno la
perdita della motilità volontaria e il
rilassamento del tono muscolare.
L’arresto
della respirazione polmonare e dell’attività
cardio-circolatoria, con la fenomenologia che
ne consegue, completa il quadro dei segni
indicativi della realtà della morte.
RAFFREDDAMENTO DEL CADAVERE.
-
Col
cessare delle attività produttive di calore
(termogenesi) il cadavere va incontro ad un
progressivo abbassamento della temperatura, la
quale si disperde attraverso la superficie del
corpo, fino a livellarsi con quella
dell’ambiente esterno.
-
Il
fenomeno avviene in tre fasi:
-
nelle
prime 3-4 ore dopo la morte la temperatura del
cadavere si abbassa di 0.5 gradi all’ora
poiché perdura una certa produzione di calore
dovuta ai fenomeni di vita residua;
-
nelle
successive 6-8 ore il calo della temperatura è
di un grado ogni ora;
-
dalle 12
ore in poi la perdita di calore diviene via
via poco sensibile, da ¾ di grado a ½ grado
fino a raggiungere la temperatura ambientale
entro 18-24 ore.
Il completo raffreddamento del corpo richiede
in media 20-24 ore ed è influenzato da
numerosi fattori intriseci ed estrinseci:
v
FATTORI INTRINSECI: l’età neonatale e
giovanile, lo scarso sviluppo della massa
corporea, il minore spessore del grasso
sottocutaneo; l’ipertermia (colpo di sole/
calore, infezioni acute) aumentano la
dispersione del calore e facilitano il
raffreddamento del corpo ; l’ipotermia, la
cachessia, l’inanizione, l’etilismo acuto
rallentano la dispersione del calore.
v
FATTORI ESTRINSECI: sono rappresentati dalla
temperatura, all’umidità, dalla ventilazione
dei luoghi e dal periodo stagionale.
Gli indumenti, specie se di lana, proteggono
dalla dispersione ma se essi sono bagnati,
l’evaporazione dell’acqua sottrae al cadavere
ulteriore calore.
DISIDRATAZIONE
-
L’arresto
della circolazione sanguigna e linfatica fa sì
che i tessuti non vengono riforniti di liquidi
e ciò porta all’essiccamento della cute e di
altri tessuti.
-
L’essiccamento cutaneo compare alcune e dopo
la morte dove l’epidermide è più sottile come
lo scroto, le pinne nasali e le labbra.
-
Evidenze
della disidratazione sono le modificazioni del
bulbo oculare (tanatoftalmologia) apprezzabili
dopo 12-24 ore dalla morte:
-
Segno
di Louis: diminuita tensione endoculare e
l’afflosciamento del bulbo;
-
Tela di
Winslow: opacamento della cornea con
sfaldamento dell’epitelio;
-
Macchia
nera di Sommer: comparsa delle macchie nere
agli angoli degli occhi dovute al trasparire
del pigmento della coroide per disseccamento
della sclera quando le palpebre restano
aperte.
PERDITA
DELL’ECCITABILITÀ NEUROMUSCOLARE
È tra i
fenomeni della vita residua.
La perdita
di questa proprietà fondamentale dell’organismo
vivente costituisce un fenomeno cadaverico
abiotico, di comparsa consecutiva. La perdita
dell’eccitabilità neuromuscolare è collocabile
tra i segni certi della morte, mentre meno
sicuri sono i criteri di tanatocronologia
fondati su tale fenomeno.
ACIDIFICAZIONE
Nell’organismo vivente i tessuti ed i liquidi
hanno reazione leggermente alcalina.
Nel
cadavere, invece, la reazione dei liquidi e dei
tessuti diviene nettamente acida, fenomeno
significativo che è dovuto all’arresto delle
ossidazioni organiche e nell’accumulo di
cataboliti nei tessuti, particolare dell’acido
lattico che deriva dalla glicolisi post-mortale.
L’acidificazione inizia assai presto e si
completa tra le 4 e 7 ore dopo la morte.
L’acidità cadaverica cessa con il sopraggiungere
della putrefazione, che provoca l’alcalinità dei
tessuti.
IPOSTASI
Col cessare
della circolazione il sangue per forza di
gravità, si sposta nelle regioni declivi del
cadavere e riempie i vasi del derma che si
dilatano passivamente facendo comparire nella
cute una colorazione rosso vinosa.
La sede
delle ipostasi varia a seconda della
posizione del corpo: nella posizione supina,
esse, si formano alla nuca, alle orecchie, al
dorso e alla faccia posteriore degli arti; nella
posizione prona, le ipostasi sono ventrali; nel
decubito laterale esse compaiono nell’emisoma
venuto a trovarsi in posizione declive.
Negli
impiccati si formano nelle parti distali degli
arti, disposte a guanto o a calzino.
Si formano
anche le ipostasi paradosse (in sede
epistatica) per spostamento dl sangue dovuto
alla residua attività contrattile delle
arteriole.
Il tempo
di comparsa è variabile. In genere le
postasi iniziano a comparire circa mezz’ora dopo
la morte ma sono ancora tenui, scarse e rosa
pallido; cominciano a confluire e a rendersi
evidenti dopo 4-6 ore e raggiungono la massima
estensione e intensità tra la 12° e la 18° ora.
Sono precoci ed intense negli stati di fluidità
del sangue (asfissie acute, morte improvvisa,
avvelenamento da anticoagulanti); sono tardive e
scarse nella rapida coagulazione del sangue
(ustioni), nelle disidratazioni, e nella morte
per dissanguamento.
Cronologicamente il fenomeno si vide in tre
fasi:
-
fase di
migrazione totale
(prime 6-8 ore) durante la quale le ipostasi
si attenuano fortemente o scompaiono dalla
sede dove si sono inizialmente formate e
compaiono nella nuova sede divenuta declive;
-
fase di
migrazione parziale
(8-12 ore) o di fissità relativa in cui
spostando il cadavere le macchie ipostatiche
primitive impallidiscono ma non scompaiono del
tutto, mentre nuove ipostasi si formano tenui
nelle nuove zone declivi.
-
fase di
fissità assoluta
( 15 ore) resta immodificata l’ipostasi
primitiva e non si formano nuove ipostasi.
Il
colore delle ipostasi, normalmente rosso
vinoso, assume tonalità cianotica nelle morte
asfittiche, rosso vivo nell’avvelenamento da CO,
per formazione di carbossi-emoglobina, rosso
acceso nell’avvelenamento da cianuri.
Le ipostasi
sono rosso rosee nei cadaveri di annegati, di
sommersi, di assiderati; quando sopraggiunge la
putrefazione le macchie ipostatiche assumono
colore verdastro; negli stati putrefattivi più
avanzati divengono brunastre per la
trasformazione dell’emoglobina in metaemoglobina
e in ematina.
RIGIDITA’
CADAVERICA
Subito dopo
la morte la muscolatura scheletrica perde il
tono vitale e l’intero corpo assume un
atteggiamento di completo abbandono.
Ben presto,
però, i muscoli inturgidiscono e irrigidiscono
il cadavere (rigor mortis).
La rigidità
cadaverica segue un ordine nell’insorgenza e
nella scomparsa attraverso tre fasi secondo la
legge di Nysten:
:
la rigidità si rende evidente dapprima nei
muscoli della faccia 2-3 ore dopo la morte; si
estende ai muscoli della nuca, agli arti
superiori, al tronco, infine agli arti
inferiori e si completa dopo 12-24 ore
seguendo un ordine cranio-caudale;
fase di
stabilizzazione :
l’irrigidimento totale del corpo si mantiene
stazionario per circa 36-48 ore dalla morte;
fase di
risoluzione :
la rigidità comincia a risolversi gradualmente
seguendo lo stesso ordine (cranio caudale)
dopo 72-84 ore.
Secondo i
moderni orientamenti la rigidità cadaverica è
ritenuta una forma speciale di contrazione
muscolare in cui avrebbe un ruolo determinante
all’ATP: quando questo componente
scompare dopo la morte si avrebbe la
gelificazione dei filamenti di miosina e di
actina con la formazione di un’acto-miosina
insolubile che manterrebbe le fibre muscolari in
uno stato di rigidità. La risoluzione spontanea
della rigidità cadaverica si avrebbe quando l'autolisi
post-mortale e l'iniziale putrefazione provocano
la lisi dei miofilamenti e il distacco
dell'actina dalla miosina, col risultato di un
completo e definitivo rilasciamento della
rigidità post-mortale.
La rigidità
cadaverica può essere influenzata da numerosi
fattori :
-
Fattori
intrinseci:
l'età, lo sviluppo delle masse muscolari il
genere di morte influenzano l’insorgenza del
rigor. È tenue e di breve durata nei neonati.
Insorge prima, ma è meno intensa e più breve
negli individui cachettici e defedati.
In tutti
gli stati di iperattività muscolare
(convulsioni, tetano, l'epilessia, l'asfissia
acuta) la rigidità è intensa e precoce.
-
Fattori
estrinseci
:
temperatura, l'umidità e la ventilazione
dell'ambiente. Le basse temperature ritardano
la comparsa e la diffusione della rigidità, ma
ne favoriscono l'intensità e la durata; al
contrario, le temperature elevate ne
anticipano la comparsa ma ne accelerano la
risoluzione.
La rigidità
cadaverica, vinta meccanicamente forzando il
movimento delle articolazioni, si ripristina
dopo le prime ore dalla morte, poi non più: ciò
può accadere per le manipolazioni impresse al
cadavere durante le manovre di trasporto o di
vestizione.
Autolisi e
autodigestione
L’autolisi
prende avvio quando cessano nella cellula le
attività della vita residua e comincia
l'acidificazione del mezzo ambiente. Questa
autodistruzione avviene a opera degli enzimi
endocellulari, contenuti nei lisosomi, i quali
distruggono le strutture fondamentali della
cellula, modificandone l'aspetto.
Al
microscopio è possibile osservare:
vacuolizzazione e granulosità del citoplasma,
picnosi e disfacimento del nucleo nonché rottura
della membrana cellulare. L 'autolisi è presente
in tutti gli organi, ma in particolare la mucosa
gastrica, il pancreas e la midollare surrenale.
Oltre l'autolisi,
nel cadavere avvengono processi di
autodigestione vera e propria, dovuta ai
fermenti proteolitici e lipolitici contenuti nei
succhi gastrico e pancreatico. Avvenuta la
morte, questi succhi attaccano le cellule
devitalizzate iniziando dagli organi in cui essi
sono prodotti e poi interessando quelli vicini.
PUTREFAZIONE
Il
meccanismo putrefattivo consiste nella
degradazione e decomposizione dei tessuti ad
opera di germi anaerobi e aerobi, i cui enzimi
provocano la fermentazione putrida dei tessuti
stessi con formazione di gas.
I germi, in
prevalenza anaerobi, sono per gran parte ospiti
abituali dell’intestino, dove vivono come
saprofiti; altri batteri provengono dall'esterno
e penetrano nel cadavere attraverso le aperture
naturali o le eventuali soluzioni di continuo
della cute.
I
principali microrganismi della putrefazione
appartengono al gruppo dei B. perfrigens,
dei putrifici, dei clostridi, dei protei, dei
cocchi e dei coli, i quali, superata la parete
intestinale, si diffondono a tutto il corpo.
Per azione
dei germi vengono scisse le proteine, che sono
degradate a peptidi, aminoacidi, amine libere e
gas (idrogeno solforato, ammoniaca, azoto e
altri gas putrifici). Dalla decomposizione
putrefattiva delle sostanze organiche si
formano, composti basici azotati, dette
ptomaine.
La
putrefazione è influenzata da fattori di diversa
natura:
Importante
è il genere di morte poiché la
putrefazione è precoce e rapida nei soggetti
defedati ed in deceduti a seguito di infezioni
settiche.
Anche le
morti asfittiche accelerano i processi
putrefattivi poiché lo stato fluido del sangue
favorisce la moltiplicazione e la diffusione dei
germi.
Per contro,
vi sono cause di morte che ritardano la
putrefazione (morte per anemia acuta, terapia
antibiotica ).
-
Tra i
fattori estrinseci va ricordata la
temperatura ambientale: quella compresa
tra i 25° e i 35 °C è ottimale per lo sviluppo
dei germi putrefattivi. L'influenza delle
condizioni ambientali, climatiche e stagionali
è stata compendiata nella regola seguente:
il grado
di putrefazione raggiunto in un'ora nel
periodo estivo equivale a quello di un giorno
nel periodo invernale.
È nota la
formula (x = 1,2,8) enunciata così da
Casper: se il grado di putrefazione di un
cadavere esposto all'aria in condizioni medie
richiede tempo 1, questo tempo sarà del doppio
quando il cadavere è stato sott'acqua e sarà 8
volte maggiore se il cadavere è stato sotto
terra. Il processo della putrefazione viene
suddiviso in quattro periodi o stadi: cromatico,
enfisematoso, colliquativo e di riduzione
scheletrica.
PERIODO
CROMATICO
detto così a causa della colorazione verde
assunta dalla superficie cutanea del cadavere .
Il processo
colorativo inizia in sede iliaca destra,
corrispondente all'intestino cieco, dove
maggiormente pullulano i germi putrefattivi. La
macchia verde compare mediamente tra le 18 e le
36 ore dalla morte. La colorazione verde
putrefattiva è dovuta alla presenza di idrogeno
solforato, prodotto dalla scissione delle
sostanze proteiche, il quale si diffonde nei
tessuti e si combina col pigmento ematico
liberato dalla lisi dei globuli rossi, formando
la solfometaemoglobina, cui è dovuta la tinta
verde.
Dalla sede
ileo-cecale la macchia verde si estende alla
parete addominale, poi al tronco, alla testa e
agli arti, seguendo il decorso dei vasi venosi
superficiali, che si rendono evidenti in forma
di arborizzazioni di colorito rosso scuro e poi
verdastro (reticolo venoso putrefattivo)
alla cui formazione contribuisce lo sviluppo dei
gas che dilata i vasi e spinge il sangue verso
le aree periferiche.
PERIODO
ENFISEMATOSO: (3-4 giorni d’estate, 7 giorni d’inverrno)
così definito per la formazione dei gas
putrefattivi (azoto, idrogeno libero e
solforato, anidride carbonica, etc.) ad opera
dei germi anaerobi.
In tal modo
il cadavere è sottoposto a una distensione
notevole, che ne modifica profondamente
l'aspetto esteriore. L'addome è tumido,
timpanico e di forma batraciana; il volto è
tumefatto, le palpebre e le labbra sono
rigonfie, i bulbi oculari e la lingua
protrudrono (facies negroide). A questo
punto l'intero cadavere assume un volume enorme
(aspetto gigantesco). La cute conserva in
parte il colorito verdastro, poi vira verso il
bruno - nerastro; lo strato corneo è scollato e
sollevato da vescicole contenenti sierosità e si
distacca a larghi lembi alle mani e ai piedi
formando stampi a guisa di guanto o di calza
(epidermolisi putrefattiva). Anche i capelli
si staccano a ciocche. La pressione dei gas
provoca lo spostamento del sangue dentro i vasi
(circolazione post-mortale), il
sanguinamento delle ferite, la perdita di feci,
il prolasso del retto e della vagina e, nelle
donne morte gravide, l'espulsione del feto (il
c.d.
parto nella
bara).
PERIODO
COLLIQUATIVO esso consiste nella fusione putrida
dei tessuti, già imbibite rammolliti dai
precedenti stadi della putrefazione (malacia
cadaverica). Tale processo inizia assai
precocemente ma si rende evidente col passare
del tempo, cioè dopo 2-3 settimane dalla morte
in estate e dopo alcuni mesi in inverno.
Gli organi
e i tessuti, attaccati dai processi distruttivi,
colliquano non contemporaneamente ma in tempi
variabili secondo la struttura parenchimatosa o
fibrosa. Gli organi interni perdono la loro
elasticità naturale e divengono flaccidi,
friabili, pastosi, ridotti di volume e di
colorito rosso-scuro o bruno- verdastro. La
maggiore resistenza alla putrefazione è offerta
dai tendini, dai legamenti, dalle fasce
aponeurotiche e dai grossi vasi arteriosi alla
cui distruzione possono occorrere 3 - 5 anni. La
colliquazione dei tessuti molli richiede minore
tempo (come accade nelle surrenali, nella milza
e nel pancreas). La prostata e l'utero a riposo
colliquano tardivamente, per la loro compatta
struttura fibro-muscolare (importante per
identificare il sesso del cadavere in avanzata
putrefazione).
PERIODO
DELLA SCHELETRIZZAZIONE La riduzione scheletrica
del cadavere si completa in media dopo 3-5 anni.
Avvenuta la distruzione delle parti molli,
scompaiono poi i tessuti fibrosi, tendinei e
cartilaginei e restano le sole ossa, isolate
dalla primitiva impalcatura scheletrica. Col
passare del tempo le ossa si liberano anche dai
più piccoli residui i parti molli ancora adesi,
essiccati o incrostati. Dopo molti anni avviene
la decalcificazione che rende i resti ossei
leggeri, porosi, friabili e suscettibili di
polverizzazione al minimo contatto. In
particolari condizioni, grazie a lenti processi
di mineralizzazione, le ossa possono
fossilizzare.
ALTRE FORME
DI DISTRUZIONE DEL CADAVERE
Alla
distruzione del cadavere, oltre i processi
ordinari della putrefazione, possono partecipare
la fauna, rappresentata da animali di
varia specie (larve di insetti, insetti,
crostacei, uccelli, mammiferi roditori e
carnivori) e la flora (miceti) che
attaccano le parti molli dei cadaveri
abbandonati all'aperto, immersi nell'acqua o
inumati a poca profondità.
1. La
fauna cadaverica è costituita soprattutto da
insetti i quali, nei cadaveri esposti all'aria,
si avvicendano a «squadre», attratti dai
prodotti organici della decomposizione
post-mortale.
Già nel
periodo cromatico compare la prima squadra,
formata da ditteri, cioè la comune mosca
domestica, la calliphora e la
curtoneura.
Quando
inizia l'enfisema putrefattivo, compare la
seconda squadra di mosche, del genere
Lucilia, Sarcophaga e Cynomya.
Dopo 3-6
mesi interviene la terza squadra,
composta da coleotteri e lepidotteri.
In seguito,
attratta dai liquami putridi, interviene la
quarta squadra, costituita da altre specie
di mosche e da alcuni coleotteri, che
invade il cadavere dopo circa un anno dalla
morte.
Una volta
iniziata la colliquazione putrida, si presentano
altre specie di ditteri e di coleotteri,
formanti la quinta squadra, quali i
generi
Tyreophor,
Ophyra.
Quando è
stata distrutta gran parte della materia
organica, entra in campo la sesta squadra,
formata da acari prosciugatori che assorbono
la maggior parte dei liquami cadaverici.
Le parti
molli così disseccate vengono attaccati dalla
settima squadra, composta da alcuni
coleotteri e lepidotteri, cioè farfalle e
scarafaggi che provvedono alla riduzione
scheletrica operando a distanza di circa 1-3
anni dalla morte.
Gli ultimi
resti di sostanza organica ancora presenti
vengono eliminati dalla ottava squadra,
formata da piccoli coleotteri, che dal
quarto al quinto anno completano la
scheletrizzazione.
L'ordine di
successione dei cosiddetti «lavoratori della
morte» può essere utilizzato, con le dovute
cautele,tenuto conto delle regioni e dei climi,
per dedurre l'epoca a cui risale la morte.
2. La
flora cadaverica, è rappresentata da talune
specie di funghi che possono colonizzare nel
cadavere inumato o tumulato, interessa la
tanatologia. Queste muffe, tipo aspergilli,
penicilli, chenomiceti, trichoderma, ecc.,
limitano la loro azione ai piani superficiali
della cute perciò il potere distruttivo
esercitato sui tessuti cadaverici è minimo.
Qualche
interesse può avere lo studio delle diverse
colonizzazioni fungine per fissare l'epoca della
morte.
MACERAZIONE
È un
processo trasformativo che consiste
nell'imbibizione idrica dei tessuti quando il
cadavere soggiorna in ambiente liquido.
La forma di
macerazione tipica, in assenza di germi
putrefattivi, è quella subita dal feto morto
nell'utero, il quale ha il canale digerente
ancora sterile ed è immerso nel liquido
amniotico, a membrane integre.
Negli stadi
iniziali il liquido imbeve l'epidermide, che
rigonfia, si solleva in pieghe e in bolle e si
distacca in larghi lembi, mettendo a nudo i
tessuti sottostanti, che appaiono di colore
rosso-roseo, umidi e viscidi. I feti macerati,
rimasti nell'utero da una a tre settimane e più,
mostrano l’accentuazione dei fenomeni di
macerazione cutanea, gli organi e i tessuti
fortemente imbibiti e infiltrati di sierosità
ematica (feto sanguinolento).
Il cervello
è ridotto a una massa poltigliosa; le cavità
celomatiche sono piene di liquido tinto in rosso
pallido; i polmoni e il fegato sono molli e
friabili. Nel feto avviene il riassorbimento
della parte liquida; in un secondo tempo, sui
tessuti disseccati si possono formare
precipitazioni calcaree trasformando il feto in
litopedio, calcificatosi per la lunga
ritenzione nell'utero.
La
macerazione, nel cadavere annegato, si rende
evidente nell'epidermide, specie dove questa è
spessa e callosa (palmo delle mani e pianta dei
piedi) la quale, già dopo qualche ora di
permanenza in acqua, rigonfia, rammollisce,
diviene bianca, viscida e grinzosa. Dopo vari
giorni di sommersione il rivestimento cutaneo
comincia a distaccarsi a modo di guanto o di
calza.
MUMMIFICAZIONE
La
mummificazione consiste in un processo di
essiccamento dei tessuti del cadavere, i quali,
in determinate condizioni ambientali, subiscono
una rapidissima disidratazione e si prosciugano
assumendo aspetto e consistenza coriacei. Questo
fatto priva i tessuti cadaverici dell'acqua
necessaria allo sviluppo dei germi della
putrefazione, che viene perciò inibita.
Le
condizioni naturali che favoriscono la
mummificazione sono, in primo luogo, la
temperatura elevata e la buona ventilazione
dell'ambiente, che rendono secca l'aria e
agevolano in tal modo l'evaporazione e la
sottrazione dei liquidi dal cadavere. La
mummificazione avviene anche in ambienti
freschi, purché molto asciutti e ventilati, ad
esempio, nel buio delle caverne e dei
sotterranei. Si conoscono località (cimiteri,
chiostri, chiese, cripte, ecc.) nelle quali i
cadaveri vanno incontro alla mummificazione in
modo quasi costante.
Le
condizioni individuali sono altrettanto
importanti, poiché la mummificazione avviene più
facilmente nei cadaveri di persone magre,
denutrite, morte per cachessia, per profuse
emorragie o in stato di disidratazione.
Tranne le
mummificazioni molto rapide, avvenute dopo
alcune settimane, o dopo 2-3 mesi, il processo
si completa generalmente entro un anno e tale si
mantiene per decenni o per secoli.
È nota la
mummificazione cui può andare incontro il feto
morto entro l'utero in presenza di scarso
liquido amniotico, così detto feto papiraceo, i
cui tessuti assumono aspetto pergamenaceo.
SAPONIFICAZIONE
La
saponificazione, come dice il nome, consiste
nella formazione dei saponi ad opera di batteri
che producono enzimi (lecitinasi) capaci di
scindere i grassi del cadavere, trasformandoli
in adipocera.
L'
adipocera è costituita in parte da acidi
grassi liberi ( oleico, palmitico, stearico) e
in parte da saponi insolubili (acidi grassi del
cadavere si combinano coi sali di calcio, di
sodio e di magnesio presenti nell'acqua o nel
terriccio).
Secondo
ipotesi recenti non si avrebbe la
saponificazione vera e propria dei tessuti,
bensì avverrebbe l'idrolisi dei trigliceridi (in
massima parte di acido palmitico) con
trasformazione degli acidi grassi insaturi in
acidi saturi e in altri composti oleici
(ossiacidi, idrossiacidi, ecc.). L'adipocera si
presenta come una sostanza biancastra, untuosa,
viscida, più o meno consistente, di odore
rancido simile a quello del formaggio alterato.
CORIFICAZIONE
La
corificazione, cioè la trasformazione in cuoio,
è un fenomeno che si osserva nei cadaveri chiusi
ermeticamente in casse foderate con rivestimento
metallico di zinco o di piombo. In queste
condizioni si ha un notevole rallentamento dei
processi putrefattivi (dovuto probabilmente
all'azione chimica di composti metallici) e si
verifica una singolare modificazione della cute,
la quale si prosciuga alquanto ma senza
essiccarsi, mantiene elasticità e morbidezza e
assume l'aspetto gialliccio del cuoio di concia
recente. La cute corificata, si retrae e si
modella sul cadavere, si infossa a barca
sull'addome e pone in evidenza le salienze dello
scheletro.
I visceri,
preservati dalla putrefazione e protetti
dall'involucro corificato, sono asciutti,
ridotti di volume e di consistenza pastosa.
Il processo
di corificazione, già palese dopo un anno di
permanenza nella cassa metallica, si completa
nel corso del secondo anno di morte. A processo
ultimato, residua sul fondo della cassa un
liquame bruno e torbido. |